Le lobby agro-zootecniche bloccano le riforme  E-mail
Dichiarazioni programmatiche, previsioni e congetture sull’esito della prossima conferenza sul riscaldamento del pianeta - in agenda per dicembre a Cancun - iniziano ad affollare le pagine dei giornali e dei siti web già da alcune settimane. Oltre al tradizionale ed eccessivo ottimismo della politica, che ha spesso previsioni troppo rosee in vista di questi eventi (senza mai peraltro stigmatizzare gli insuccessi di tali appuntamenti, ndr), ecco che le “esternazioni” del dirigente Fao Samuel Jutzi contro le lobby agro-alimentari appaiono come un grido d’allarme impossibile da eludere, per la gravità della denuncia che portano con sé.

Jutzi, che all’interno dell’organo delle Nazioni Unite è direttore della divisione “Produzione e Salute Animale”, ha rilasciato nei giorni scorsi al quotidiano britannico The Guardian un’intervista in  cui rivela, senza mezzi termini, quanto e come le lobby multinazionali dell'agro-alimentare stiano bloccando e annacquando le riforme, le normative e i codici di condotta che potrebbero migliorare la salute umana e quella dell'ambiente.

Nel corso di un convegno organizzato dall'inglese “Compassion in World Farming” (attiva per la protezione degli animali da allevamento e per il superamento degli allevamenti intensivi) Jutzi ha letteralmente vuotato il sacco, denunciando quanto l'agro-business sia in grado di condizionare la politica, di minacciare la biodiversità, di sperperare acqua potabile e di danneggiare terra e aria (secondo il Livestock's Long Shadow della Fao un terzo dei gas serra emessi in atmosfera sono prodotti dagli allevamenti da reddito), e di essere in sostanza la principale responsabile dei cambiamenti climatici del pianeta.

Ma quello che più lascia indignati è quanto rivelato in coda al convegno dallo stesso dirigente Fao al quotidiano inglese circa il potere che tali lobby hanno nell’influenzare i tempi delle decisioni e dei cambiamenti legislativi e normativi sino a congelarli per anni, agendo a volte su pochi Governi sino a influenzarne il parere, col fine ultimo di bloccare le iniziative a loro più invise in materia di benessere animale reale, vera qualità del prodotto alimentare, salute dei consumatori.

30 settembre 2010