Semi di lino alle pecore: ma non “erano” erbivori?  E-mail
Abbiamo temuto che potesse accadere, e ora ci siamo: la ricerca avviata anni fa sulla possibilità di produrre un formaggio ovino “salutistico” a livello industriale è nelle mire dei grandi nomi del settore, tant’è che l’Osservatorio Nutrizionale del Grana Padano, emanazione marketing dell’omonimo consorzio, ha diramato all'inizio di questa settimana un comunicato stampa con cui sottolinea i benefici che i formaggi ovini possono offrire alla salute di chi ne faccia uso, all’interno di un regime alimentare basato sulla dieta mediterranea.

L’Osservatorio sottolinea il valore della ricerca condotta dal team del professor Pierlorenzo Secchiari (Facoltà di Agraria dell'Università di Pisa), che ha messo a punto un pecorino in grado di “ribaltare le proprietà alimentari dei formaggi, riducendo il colesterolo “cattivo” e contribuendo alla prevenzione delle malattie cardiovascolari”.

Il gruppo di lavoro coordinato dal professor Secchiari, che ha coinvolto nel lavoro altre università italiane, ha dimostrato come l’inserimento di semi di lino nella razione quotidiana della pecora comporti un sensibile incremento nel latte di Cla (acido linoleico coniugato), un acido grasso polinsaturo in grado di esercitare un’azione di riequilibrio del livello di colesterolo Hdl (il colesterolo cosiddetto “buono”) a discapito di quello Ldl (colesterolo “cattivo”) e di esercitare un’importante azione antagonista nei confronti delle malattie cardiovascolari.

Alla faccenda pare siano assai interessati i ricercatori della Fondazione Leonardo del Policlinico di Abano Terme, in provincia di Padova, che sul Cla avvieranno una ricerca su donne sopra i 60 anni di età con sindrome metabolica. Un panel test prezioso grazie al quale i ricercatori cercheranno di cogliere i proverbiali due piccioni con una fava: valutare i benefici dell’acido linoleico coniugato sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari e “misurarne” i vantagi per chi è affetto da osteoporosi.

A quanti vogliano riflettere oltre la facciata della comunicazione e del marketing, offriamo alcuni spunti di qualche sostanza: il Cla è ben presente, da che mondo è mondo, nei formaggi da animali alimentati a foraggi polifiti e al pascolo. Per quali interessi un certo mondo scientifico s’impegna così tanto al fine di proporre all’industria un formaggio salutistico, quando i formaggi benefici sono da sempre quelli pastorali? E poi, le pecore non sono forse erbivore? Quindi, perché nutrirle con semi? Quali escamotage troveranno per sostenere i loro rumini? E a quale prezzo?

16 settembre 2010