Parmigiano: limitare (e migliorare) la produzione a partire dal latte

 

 29 gennaio 2015 - La palla di neve si è formata e sta incominciando a scendere lungo il pendio. La settimana scorsa abbiamo parlato della Centrale del Latte di Salerno, questa settimana è il Parmigiano Reggiano a tenere desta l’attenzione. Certo, se il "re dei formaggi" piange, allora vuol dire che la situazione è tremendamente seria. Stiamo parlando del formaggio più conosciuto e imitato al mondo, un formaggio non certo di nicchia, con una filiera che conta 3.800 aziende con 50mila addetti, una disciplinare di produzione del latte severo, che vieta gli insilati, una tecnica di lavorazione quasi unica: niente refrigerazione, latte crudo e lavorato due volte al giorno. Eppure il prezzo in pochi giorni è passato da 47 a 35 centesimi al litro. In un supermercato di Eboli il Parmigiano è stato messo in offerta a 7,50 euro al Kg, quando dalle nostre parti le mozzarelle di vacca vengono vendute mediamente a 8,20 euro al Kg. E la mozzarella è un prodotto giornaliero e ricco di acqua.

 
Il Consorzio di Tutela del Parmigiano ha proposto agli allevatori di ridurre la produzione del 5%, ma ha ricevuto un coro di no. Eppure sembra, anzi è una proposta concreta, che forse potrebbe risolvere il problema. Infatti, perché il Parmigiano è in crisi? È vero che la fine delle quote farà aumentare la produzione europea di latte, ma è pur vero che il Parmigiano è una Dop, quindi, la relazione con il mercato internazionale è minima e marginale perché solo il latte dell’area di produzione può essere utilizzato. Certo, l’aumentata presenza di formaggi freschi, nuovi, a prezzo più contenuto a causa della riduzione mondiale del prezzo del latte potrebbe turbare il mercato del Parmigiano, ma al momento questa è solo una prospettiva di lungo periodo. Invece la crisi del Parmigiano deriva esclusivamente dal fatto che la produzione supera il consumo.
 
Va pur detto che l’embargo della Russia ha creato un problema non da poco, ma non dobbiamo dimenticare che ogni paio d’anni il Ministero delle Politiche Agricole deve intervenire con bandi (ne abbiamo già parlato) che hanno il solo scopo di svuotare i magazzini degli stagionatori. Quindi la crisi non è un fatto episodico e contingente, ma viene da lontano ed è la risultante di una filiera dopata da interventi che hanno poco a che vedere con il libero mercato.
 
Quindi bene ha fatto il Consorzio a proporre di ridurre la produzione, anzi, questa è l’unica strada da percorrere. Meglio ancora sarebbe se la proposta riguardasse il latte e non il formaggio. Mi spiego. Invece di ridurre la produzione di formaggio, destinando il latte disponibile ad altri formaggi, allentando in tal modo solo minimamente la morsa del mercato, si dovrebbe abbassare del 5% la produzione di latte delle vacche. In questo modo si otterrebbero tre risultati importanti. La qualità del latte migliorerebbe sensibilmente, perché la riduzione si dovrebbe ottenere abbassando la quantità di concentrati da inserire nella dieta. E siccome i concentrati hanno un effetto di diluizione sulla complessità aromatica e nutrizionale del latte, il miglioramento sarebbe immediato (senza parlare del beneficio che ne riceverebbero le vacche, che saranno meno stressate). E ancora: i concentrati costano molto, quindi la loro riduzione porterà ad una contrazione dei costi. Infine, una diminuzione dell’offerta porterà immancabilmente ad un aumento del prezzo del formaggio, e quindi del latte. E siccome, come diceva Totò, è la somma che fa il totale, alla fine tutta la filiera ne beneficerà.
 
Invece gli allevatori sono contrari. Come mai? Perché anch’essi sono figli della cultura dell’intensivo, del prezzo unico e del modello unico. Occorre cambiare strada e modello.
 
Non è mai troppo tardi.

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di Roberto Rubino

presidente ANFoSC

(Associazione Nazionale Formaggi Sotto il Cielo)


Attenti alle serpi! (nota dell'editore) - I contributi del Dottor Roberto Rubino sono ospitati qui a titolo esclusivamente personale. Nessun rapporto diretto esiste tra il nostro sito web e l'ANFoSC di cui il Dottor Rubino è presidente e fondatore. Chiunque affermi il contrario è in malafede e passibile di azione legale.
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Commenti (28)Add Comment
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scritto da alai Giuseppe, febbraio 17, 2015
Concludo chiedendo di verificare i conti,se i 6,4 milioni non fossero compresi negli 8,6 sarebbero in ulteriore aggiunta al totale del consorzio fatto da 20 milioni di contribuzione ordinaria più la fifferenziata 2 milioni più i 6 milioni di contributo terremoto il totale corrisponde a totale ricavi si i 6,4 fossero in ulteriore aggiunta al consorIo sarebbero entrati 34 milioni, invece dei 28 .comunque basta leggere la pagina del bilancio evidenziata.
Vi pregherei di concludere, per cortesia
scritto da Stefano Mariotti, editore di Qualeformaggio, febbraio 17, 2015
Gentilissimi Giuseppe Alai e Paolo "Senza_cognome",
ho seguito i vostri commenti sin qui, ed ho notato anche che l'interesse del pubblico è scemato oltremodo (sarà una coincidenza ma gli accessi sono crollati all'inasprirsi del vostro dialogo), diventando il vostro confronto cosa pressoché privata, per quanto la materia dovrebbe interessare quantomeno i protagonisti della filiera del PR.
Lascerei al dottor Alai, per doveroso e democratico diritto di replica, l'opportunità di avere l'ultima parola (l'ultimo commento) nella certezza che oltre questa sede, temporanea e virtuale, saprete trovare un salotto più accogliente e costruttivo di questo - magari nel mondo reale e in un contesto pubblico di filiera - per proseguire un dialogo che non vorrei mai veder sfociare qui nel vicolo cieco delle incomprensioni e delle esasperazioni.
Grazie ad entrambi per aver ravvivato il dibattito attorno a questi temi.
Cordiali saluti,
Stefano Mariotti
direttore responsabile ed editore
di Qualeformaggio
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scritto da paolo, febbraio 17, 2015
il romanzo giallo della serie Tv "Quanti soldi ha incassato il Consorzio del Parmigiano a titolo di contribuzione differenziata per il periodo 2011/13 ?" è ancora avvolto da una fitta coltre nebbiosa. Riassunto delle puntate precedenti.Commento di Alai Giuseppe -12 febbraio 2015- "...la differenziata produrrà,dato che il conteggio 2013 non ha superato totalmente i 18 mesi, circa 5,3 milioni di euro in 3 anni,..." A mia richiesta di conferma di tale somma nel mio commento del 13 febbraio "...Allora la contribuzione differenziata ovvero le multe derivanti dalle quote parmigiano, hanno portato nelle casse del consorzio per gli anni 2011/2012/2013 un totale di circa 5,3 milioni di euro ?ma questo totale è comprensivo dei 2 euro per forma del terremoto 2012 ?...", Alai Giuseppe nel suo commento del 13 febbraio implicitamente conferma "...No, i 2 € non entrano in quel,'importo...". Disgraziatamente il libro verbali dell'assemblea generale del Consorzio del formaggio Parmigiano reggiano sede Reggio emilia è depositato in copia per legge presso l'archivio ufficiale delle camere di commercio e pare fino a prova contraria,sia essere quello l'unico documento che testimonia le entrate e le uscite del consorzio,la discussione assembleare e le decisioni adottate. In questo documento come allegato al mio commento del 14 febbraio 2015 si afferma in riferimento all'approvazione del bilancio 2012 in cui venivano conteggiate a rigor di logica la differenziata 2011 "...I ricavi della gestione ordinaria ammontano a Euro 28.512.074,evidenziando,rispetto al precedente esercizio,una variazione in aumento di Euro 8.666.224.Tale aumento è riferibile ai contributi aggiuntivi derivanti dall'applicazione del piano produttivo,cui si sommano Euro 2,00 per forma sulla produzione maggio 2011-aprile 2012..".Alai Giuseppe nei suoi commenti del 15 e 16 febbraio riporta nuove cifre ancora e smentendo ulteriormente quanto scritto nel libro verbali dell'assemblea del consorzio di cui è presidente afferma".. i 2 euro sono dentro a quella cifra di 8,6 milioni ..". Orbene i casi sono 2;o Alai è colto da una sindrome dissociativa rispetto alla sua funzione di presidente del Consorzio del Parmigiano o chi scrive i verbali dell'assemblea è dedito all'uso di sostanze stupefacenti
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scritto da Alai Giuseppe, febbraio 16, 2015
sig Paolo C, le confermo che sono 2.081.000euro l'importo della marchiatura differenziata del 2011, ed hanno interessato 240 caseifici del comprensorio, saluti
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scritto da Alai Giuseppe, febbraio 15, 2015
Caro Paolo lei ama fomentare o si lascia fomentare, decida lei, e siccome io non mando messaggi subliminali, ma porto a chiarimento della magistratura, le cose che mi vengono imputate, al solo scopo di chiarire a persone che ne abbiano bisogno, come nel suo caso,e ora mi sento di dirlo dato che lei non si identifica, impropria e addomesticata.
Paolo, i 2 euro sono dentro a quella cifra di 8,6 milioni e sono 6,4 ,quelli del terremoto, sottragga a modo!i caseifici beneficiari dei contributi hanno a loro stessa richiesta,seriamente e correttamente contribuito perché non egoisti rispetto all'aiuto ricevuto,visto l'indennizzo totale riposto a chi mandava in fusione le forme.
Per ultimo mi lasci dire, ma lei scopre adesso che il consorzio,che sta spingendo dal 2009 sull' export, ha visto quella direzione come unica modalità per potere fare espandere la produzione?siamo passati in 6 anni al raddoppio delle quantità! (fonte Clal) Mi sembra non sereno il suo modo di confrontarsi, fa bene a restare anonimo e francamente non le credo quando afferma di essere un allevatore, sarebbe più genuino.
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scritto da paolo, febbraio 14, 2015
Mutuando il Matteuccio nazionale mi viene da dire "Giuseppe stai
sereno" , anche perché il problema e l'interesse della pubblica
opinione non sono le mie generalità oggi tutelate legalmente dalla rete ma
le balle da lei raccontate non si sa bene a che fine. Vede , io sono un
piccolo produttore di latte parecchio incazzato per il semplice motivo
che da 4 anni il mio caseificio paga al consorzio del parmigiano decine di
migliaia di eur/anno di multe per ritrovarsi il parmigiano a 7 euro il
chilo. Sono parecchio incazzato perché questa cupa esperienza è stata
prorogata per altri 3 anni e poi forse per altri 3. E io quando mi incazzo
non faccio la guerra ma mi documento e scopro che le attività del consorzio del parmigiano sono avvolte da un alone misterioso indice di poca trasparenza . Perché lei mente così gratuitamente ? Perché afferma che nel periodo 2011/13 avete incassato solo 5,3 milioni di euro per la differenziata quando come dallo stralcio del verbale allegato riferito alla assemblea generale ordinaria del consorzio del parmigiano reggiano del 16/4/2013 recante l'approvazione del bilancio 2012 in cui presumibilmente si conteggiavano gli incassi della differenziata 2011 si dimostra che ne avete introitati presumibilmente solo per il 2011 ,8.666.224 Milioni di euro? E poi sia nel 2011 che nel 2012 l'avete fatta sporca come non mai. Perché oltre a richiedere i 2 euro di contributo proterremotati ,avete incluso nel conteggio della differenziata anche le 600.000 forme andate distrutte , le quali non sono andate certamente sul mercato. Ma sono servite al consorzio come strumento per fare cassa. Avendo recepito il messaggio subliminale contenuto nella sua informativa relativa ai suoi 6000eur/anno in spese legali per querele le ripeto la unica e sola soluzione di uscita dalla crisi come da lei bene espressa nel convegno di Soragna
“….dobbiamo guardare alla globalizzazione come opportunità di espansione reale della domanda estera…”. Altre strade non ve ne sono . Smettetela di mettere le mani nelle tasche degli agricoltori. Loro hanno dato ben oltre il dovuto. Se un dì avessero il coraggio di aprire gli occhi e le orecchie capirebbero di non aver bisogno di banchieri al fine della tutela dei loro interessi e dei loro prodotti



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scritto da Alai Giuseppe, febbraio 13, 2015
No, i 2 € non entrano in quel,'importo,però paolo lei ama la trasparenza e fa bene, però si limita a quella degli altri e non la sua, visto che continua a nascondersi e siccome vedo che lei conosce bene le situazioni del consorzio mi chiedo come mai mi faccia delle domande che hanno una risposta già ripetutamente riportata nelle varie riunioni. Anche nelle assemblee del consorzio sono state fatte queste domande ed hanno avuto da me risposte, quindi tolga l'anonimato e metta le sue generalità come ho fatto io ed avrà ogni chiarimento, altrimenti mi viene da pensare che lei sia un giornalista avversario del Parmigiano e ben pagato da qualche altro prodotto e scriva solo per indurre in qualche trabocchetto, per cui mi perdonerà se risponderò in modo insufficiente nel proseguo, francamente non mi sembra opportuno fornire risposte a sconosciuti, la curiosità è espressione di intelligenza come la serenità.
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scritto da paolo, febbraio 13, 2015
la ringrazio per la disponibilità al dialogo. Solo una domanda. Allora la contribuzione differenziata ovvero le multe derivanti dalle quote parmigiano, hanno portato nelle casse del consorzio per gli anni 2011/2012/2013 un totale di circa 5,3 milioni di euro ? ma questo totale è comprensivo dei 2 euro per forma del terremoto 2012 ?
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scritto da Alai Giuseppe, febbraio 12, 2015
Sig Paolo, rispondo ora ai suoi stimoli, pur mettendo io la faccia e non sapendo chi sia lei,visto che preferisce stare anonimo, io ho fatto tante altre ex cose, perché lo trovo utile e gratificante sul piano umano, (poi siamo liberi di pensarla ognuno a modo proprio), però la prego di non essere deviante nel esporre le cose visto che ne ha citate molte che sono conseguenziali della stessa situazione iniziale, e comunque non dimentichi che al consorzio il compenso del presidente è di 25.000 euro (per trasparenza) lordi da cui sottrarre il 40% di imposte varie e nel 2014 circa 6.000 euro di avvocato per querele fatte e pagate da me stesso, la differenziata produrrà,dato che il conteggio 2013 non ha superato totalmente i 18 mesi, circa 5,3 milioni di euro in 3 anni, le ricordo inoltre che ogni forma paga di contributo al consorzio 6 € da 12 anni, ora mi consenta una domanda di tipo collaborativo e culturale,lei conosce un prodotto che se ne faccia fin che si vuol farne? Il mondo chiede Parmigiano Reggiano ma se lei incalza chi si da da fare per farglielo arrivare nel mondo con delle imprese ( il consorzio non può ) pensa che siano altri con altri interessi a farlo,? Nella sua intelligente analisi, e non faccio parodia, dovrebbe indicare la soluzione all'evitare di produrre più beni di quanto non se ne consumino, perché se fosse così semplice, il mondo non sarebbe in crisi dal 2008, e in UE le quote sono state inique per l'Italia nella loro sproporzione coi consumi nazionali, ma ora che non interviene più l'AIMA come un tempo a ritirare e pagare gli eccessi produttivi , quale soluzione propone in alternativa,la sola legge della jungla? Può essere una soluzione! Ma la ritengo individualista e personalizzata e non coincide con il mio pensiero di sviluppo economico pur rispettando il suo.
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scritto da Giuseppe Alai, febbraio 12, 2015
Paolo controlli le date sulle visure altrimenti non sarà facile capire, Italcheese venne venduta a NuovaCastelli con pagamento futuro a seguito di un prezzo che comprendeva il valore di avviamento e a garanzia del pagamento (futuro) vennero lasciate le azioni in sofinc di nuova castelli, ecco perché non vi sono intrecci societari ed esiste sofinc,
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scritto da paolo, febbraio 12, 2015
(2)Comunque personalmente sono compiaciuto della disponibilità al dialogo di Alai ed auspico che ciò si possa manifestare sotto diverse forme . Un ulteriore auspicio sarebbe quello di una maggiore trasparenza .Rimane inascoltata la mia richiesta di conoscere le somme incamerate dal consorzio del parmigiano a titolo di multe per lo sforamento dalle quote per gli anni 2011/12/13 e la loro destinazione. Perché il consorzio al fine di essere credibile nei suoi tanto sbandierati scopi di tutela del prezzo dovrebbe dimostrare che i soldi incassati dalle multe negli anni scorsi sono stati utilizzati per la pubblicità ,per la promozione di nuovi mercati esteri e per la lotta alla contraffazione il tutto come meglio specificato nel piano produttivo 2006/10 poi prorogato per il 2011/13. Sennò parrebbe ,ma io non ci credo, che quelle risorse siano andate a coprire certi buchi di bilancio. Per finire una domanda a Giuseppe Alai. Non ritiene sia quanto meno inopportuna questa vicinanza ,questa comunanza di interessi ,questo scambio di partecipazioni sociali fra lei ed altri rappresentanti del mondo agricolo con persone facenti parte del mondo industriale? Come possono gli allevatori e i rappresentanti dei caseifici pensare che voi ogni mattina quando vi alzate abbiate come stella polare il bene del parmigiano reggiano e dei suoi consorziati ,quando al tempo stesso siete in affari con personaggi rappresentanti quella concorrenza anche importatrice di similgrana ? Come se un giorno si scoprisse che Marchionne e Susanna Camusso potessero gestire interessi in comune . Penso che si dovesse avverare questa malaugurata eventualità , qualche tesserato Cgil possa anche perdere la pazienza
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scritto da paolo, febbraio 12, 2015
(1)Plaudendo alla disponibilità al pubblico confronto sul tema parmigiano-reggiano del presidente di Bit servizi per l’investimento sul territorio,di Assiteam-gruppo assicurazioni cooperative,di Esseci sviluppo cooperativo, di Banco emiliano credito cooperativo,di Bcc energia-consorzio del credito cooperativo,nonché rappresentante legale di Comitato Bit-banche per l’investimento sul territorio,come pure ex vicepresidente della Federazione delle banche di credito cooperativo dell’emilia romagna ed ex presidente di Banca reggiana ed ex presidente di Banca di credito cooperativo di guastalla ed ex presidente di Amaltea società consortile ed ex vicepresidente di Caboto viaggi ed ex presidente di Itaca società con attività di merchant bank, mi scuso per i toni eccessivi usati nei commenti precedenti nei suoi confronti. Essendo parte in causa mi sono lasciato trascinare dall’enfasi e per questo me ne dolgo. Anche per questo motivo ammiro la sua disponibilità a parlare pacatamente a voce bassa e con il dovuto tempo. Sul tema quote mi preme ritornare sui concetti già espressi nei miei commenti precedenti. L’esperienza ventennale del regime quote latte comunitario ha dimostrato come il contingentamento produttivo non sia il giusto strumento finalizzato alla tutela dei prezzi alla produzione. Sono cicliche le crisi come quella attuale in regime di quote ,sia per quel che riguarda il valore del latte alimentare sia per quello dei formaggi compreso il parmigiano reggiano. Continuare ancora nel 2015 a sostenere che i costi del regime quote in termini di multe ed acquisti di quote e riduzione della produzione possano essere compensati da un ipotetico quanto fantomatico aumento del prezzo del latte o del formaggio ,ha un che di ridicolo. Il tutto penso sia ampiamente testimoniato dalle macerie di un settore zootecnico il quale non ha tanto investito in ampliamenti e migliorie aziendali ma si è indebitato acquisendo titoli a produrre i quali oggi sono carta straccia. Ma in soccorso arriva il presidente ed ex presidente delle banche di cui sopra ,il quale pensando di favorire quelle aziende indebitate somministra la medicina delle quote parmigiano prorogandone per 3 o 6 anni il valore. La realtà è che questo è solo un farmaco placebo e ciò lo si scoprirà quando sarà definitivamente accertato il fallimento delle quote formaggio. Fallimento che ad un attento lettore risulta già attuale. Il presidente ed ex presidente di cui sopra dimentica di raccontare ai punti 1 e 3 del suo commento che l’aumento produttivo intercorso dopo il 2010 ,il quale giustificherebbe l’attuale proposta di riduzione della quota comprensoriale del 5%, è avvenuto in concomitanza con la prima applicazione delle multe parmigiano. Ciò a dimostrare che la ferrea applicazione del regime di contingentamento ha causato un incremento produttivo e non un decremento come sperato. Vieppiù rammento il commento di un esperto del settore il quale a margine di un convegno recentemente tenutosi in quel di Parma ha sottolineato “….dobbiamo guardare alla globalizzazione come opportunità di espansione reale della domanda estera…”. Chi sarà mai questo ultraliberista dedito alla scoperta di nuovi mercati esteri ? All’anagrafe par che sia un tal Giuseppe Alai il quale dimentico di aver promosso le quote parmigiano e poi proposto di decurtarle sembra rinsavito al punto di aver scoperto che il pianeta terra non è delimitato dalle provincie di parma ,reggio emilia ,modena ,bologna alla sinistra del reno e mantova alla destra del po ma pare sia un po oltre . E che questa meraviglia della natura chiamata parmigiano reggiano se adeguatamente promossa nei mercati esteri può dare immense soddisfazioni economiche agli operatori del settore. (CONTINUA)
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scritto da roberto rubino, febbraio 11, 2015
Concordo con Alai nell'abbassare i toni e sulla necessità di ridurre la produzione. Sono anche d'accordo nel destinare ad altre sedi le questioni di "bottega" che pone il Signor Paolo, credo che interessino solo una parte degli addetti al settore. Non mi trova invece d'accordo quando sostiene che, in questo momento, meglio non parlare "male del nostro sistema". A parte che queste parole ci ricordano tanto le critiche che Andreotti fece al cinema neorealista, ma porre questioni di carattere tecnico con l'unico obiettivo di dare un contributo al settore, a me sembra corretto e auspicabile. E questo lo dico da consumatore, per le questioni che ho scritto nell'articolo successivo, ed anche da contribuente, quando vedo che lo Stato è costretto a ritirare enormi partite di prodotto perchè invenduto nei magazzini.
Sarebbe utile dedicare tempo a parlarci a voce bassa e con il tempo che serve
scritto da Giuseppe Alai, febbraio 10, 2015
Mi permetto di proporre alcune considerazioni che spero, possano essere utili a fare chiarezza o comunque a ricercarla.
1) la riduzione proposta è riferita alla crescita produttiva intervenuta fra il 2010 e il termine del piano di regolazione dell'offerta, cioè si producevano, nel 2010, 16,3 milioni di qli di latte e ne sono stati programmati 18,1 milioni di quintali a fine piano, vale a dire nel 2016,la modulazione non sottrae produzione di latte poichè sono stati accantonai nel budget 2 milioni di euro per ristorare chi mandava latte per altri usi, e riguarda le quote assegnate in totale,non la produzione come erroneamente interpretato.
2) Nell'83 si varò un piano di autodisciplina fra i consorzi del padano e del Parmigiano che prevedeva i ripartire 1,3 milioni i quintali di formaggio ( totale fra entrambi) al 51% di parmigiano e 49% di padano poi le quote annullarono il progetto,perciò non corrisponde il dato di produzione trentennale esposto
3) dal 2010 al 2013 abbiamo avuto la crescita produttiva maggiore rispetto a tutti gli altri formaggi,noi 13%, padano 9% , gorgonzola 4%, tutti gli altri riducono la produzione (fonte CLAL), i grandi investimenti in pubblicità fatti da altri formaggi non hanno riscontrato gli effetti desiderati., la pubblicità serve per fare accumulo di memoria su una marca noi dobbiamo "narrare" il nostro formaggio e le sue doti, le quote di mercato dei similari che reddito danno a 4,5. €/kg, coi prezzi bassi si comprimono, da due anni si sono ridotte le importazioni,che invece aumentano a prezzi più alti.
4) le visure sofinc, nuovo nome attribuito alla ex Italcheese ceduta a nuova castelli dopo che molti di quelli che ora parlano di commercializzazione, si sono girati dall'altra parte, e dopo il sequestro delle azioni New lat (giglio parmalat) non avevamo più l'impianto di confezionamento in affitto da loro e cedemmo l'azienda a quell'unico acquirente,
Io non offendo nessuno, capisco le ragioni della collera, pur non ritenendola una soluzione e so che non lasciar fare ciò che si vuole fa nascere astio, ma siamo l'unico consorzio che ha assegnato la quota agli allevatori a differenza di Grana Padano e Asiago, ( valore medio 100.000 ad ogni nostr allevatore) e ora nel parmigiano questo significa non aver disperso gli investimenti in quote del passato e per chi vende latte,aver potere negoziale,ma siamo anche l'unico consorzio che non accetta di conformarsi alla domanda di mercato,anche nel pecorino,le professionali propongono un tetto alla produzione, nonostante abbiano avuto un calo del 20% , (CLAL)
5) Il budget 2015 è stato approvato sulla base di una produzione di 3.150.000 forme e richiede ai caseifici l'importo più basso dal 2005 ad oggi,così come i costi della struttura sono i più bassi dal 2005.
In momenti come questi, a meno di due mesi dalla cessazione delle quote UE ed a tre mesi da EXPO, DOVE IL MONDO CI VERRÀ A GUARDARE IN CASA forse sarebbe utile parlare anche di cose diverse, Resto disponibile per ogni chiarimento sperando si possa riflettere sul fatto che parlare male del nostro sistema non aiuta a vendere di più e che non esiste nessun prodotto al mondo che se ne faccia fin che se ne ha voglia di farne,spero di non aizzare alcuno ma il desiderio di affrontare i temi dalla parte più utile dovrebbe guidarci in questa fase epocale.





I Badogliani de P.R.
scritto da giuliano, febbraio 08, 2015
buongiorno,
dopo questa grande nevicata continua la mia interpretazione del problema del non reddito da P.R.
Il trasformarsi degli allevamenti di vacche in zona P.R. ha inevitabilmente anche influenzato( se non terremotato ) il mondo dei caseifici, in poco più di 20 anni siamo passati da dimensioni medie di 20/25 mila qli di latte lavorato a dimensioni di oltre 70/80 mila quindi con una riduzione di due terzi del numero dei caseifici, fin qui niente di strano, in quanto il tutto sarebbe avvenuto con il fine di ridurre i costi di trasformazione, migliorare e standardizzare il prodotto, bene se non fosse che in linea di massima si tratta di una balla colossale.
Oggi assistiamo a situazioni paradossali, in montagna latte che viene portato in caseifici distanti anche 80km, se non bastasse anche in caseifici in pianura(nulla contro la pianura) ma per una vita ci si è raccontato quanto fosse migliore il latte prodotto in montagna e collina dove i prezzi spuntati sono stati superiori da sempre, in tutto questo si è inserita una nota org. cooperativa che da sola in prov. di Mo controlla il 70% della produzione, che con la lusinga dell'anticipo del pag.to del latte, dell'affitto di quote latte a chi sforava, ha contribuito a distruggere altri caseifici, tornando alle balle colossali dei costi invece di diminuire sono aumentati (con buona pace per tutti).Ma quello che è peggio è che le peculiarità singole qualitative che differenziavano un caseificio dall'altro non esistono più,si è proceduto ad una distruzione di massa volta a favorire l'industrializzazione del P.R.
Come può un allevatore di collina o montagna essere competitivo con un azienda di pianura ????? 1 ha di terra in pianura può dare 150 qli di foraggio/anno in montagna 80/anno, faccio la differenza solo del foraggio, per non dire costi di costruzione di stalle, costi di macchine agricole, costi di trasporti, costi di lavorazione terreni e si potrebbe continuare ancora......alla prossima mi permetto di esprimere il mio pensiero per la cura di questo disastro che con queste righe un po' frettolose ho descritto
saluti a tutti, vado a letto presto.
Redazione Qualeformaggio.it,
scritto da Stefano Mariotti, febbraio 05, 2015
Di nuovo, buongiorno a tutti!
Ieri siamo riusciti finalmente a pubblicare i documenti che il lettore Paolo ha inviato per avvalorare quanto affermato nei suoi commenti (i documenti risultavano non visibili in precedenza, quando erano posizionati in un social network).
Auguriamo ancora buona lettura a chi sta seguendo questo interessante thread.
La Redazione di Qualeformaggio.it
i badogliani del P.R.
scritto da giuliano, febbraio 04, 2015
Buongiorno,
riprendo da dove ho lasciato,
il P.R. prodotto non è il problema.
Dalla metà anni 80 è cominciata l'escalation delle stalle, il numero delle aziende ha cominciato a ridimensionarsi, di pari passo per quelli che sono rimasti in attività è stato inevitabile l'aumento dei capi (per sopravvivere) la frisona è diventata onnipresente ovunque, il suo potenziale genetico ha fatto il resto e qua è entrata in gioco a pieno titolo la nutrizione. Avendo vacche da corsa era nella logica farle correre su piste adeguate !!! chi più chi meno l'obiettivo era è i 30 litri di media. Nel frattempo il consorzio del P.R. si è adeguato di buon grado agli eventi (4 libretti verdi dal 83 al 94)
questo cosa ha significato ?
Si faceva un regolamento che il giorno dopo veniva disatteso quindi era necessario rifarne un altro per regolarizzare la situazione e via dicendo.
Arriva l'unifeed, bene !(troviamo la maniera per regolamentarlo)
Poi nella sostanza il regolamento si rispettava e si rispetta a giorni alterni.
Vacche in latte a 30 l ed oltre come tutti sanno ingeriscono 24/25 kg. di sostanza secca, con fabbisogni nutrienti molto elevati, quindi quote di concentrato elevatissime (oggi in qualsiasi stalla il rapporto foraggio concentrato è minimo 50/50 e in unifeed anche 65/35)
Detto così nulla di strano, ma tornando al regolamento P.R. COSA DICE ???
I mangimi di industria mangimistica o prodotti in azienda da dove vengono ?? Salvo qualche caso raro le materie prime arrivano tutte da fuori area P.R. (TUTTI LO SANNO, MA è MEGLIO TACERE)
E i foraggi ??? nella media manca un buon 35% a coprire i consumi nell' area P.R. quindi anche questi nottetempo si fanno arrivare da fuori zona (quando poi c'è un'annata particolarmente siccitosa anche dall'estero).
Detto ciò quale sarebbe la differenza tra una vacca alimentata in zona P.R. e la sorella in U.S.A. o l'altra sorella in Australia (sorelle in quanto la genetica è di marchio nordamericano) ma senza andar lontano al di là del Po'.
E' ora di pranzo ! continua prossimamente.

Foto allegate da Paolo
scritto da Redazione Qualeformaggio.it, febbraio 02, 2015
Buongiorno a tutti,
il lettore Paolo ha inviato una serie di documenti per avvalorare la sua tesi, e i medesimi - posizionati su un social network - non risultano visibili.
Cercheremo di provvedere noi stessi scaricandoli da lì (nel pomeriggio o in serata), inserendoli sul nostro server e dando loro la visibilità che meritano.
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scritto da paolo, febbraio 01, 2015


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cheese company proprietaria della magyar sajt kft , il famoso caseificio ungherese produttore e importatore di similgrana ,era costituita da 3 operatori di parmigiano e 1 consigliere del consorzio del parmigiano


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scritto da paolo, febbraio 01, 2015


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amorevoli scambi di poltrone fra i bigi ,alai ,caramaschi e graziano salsi presidente del consorzio parmigiano sez. reggio emilia. Quanto sò belli tutti in pagina ,gandhi e mandela andrebbero fieri di questa fratellanza
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scritto da paolo, febbraio 01, 2015


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una personcina ritrosa alla seggiola
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scritto da paolo, febbraio 01, 2015


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nell'epoca delle laide intese chissà se rubino è cosciente di quelle agroindustriali. Visura sofinc ,società che partecipa in altre società dove caramaschi presidente di confcoop emilia si affratella amorevolmente con bigi e turrini padroni e soci di nuova castelli
storia di un rè, badogliani all' italiana
scritto da giuliano, febbraio 01, 2015
buongiorno,
dr.Rubino, in effetti il suo articolo è un po' pieno di quelle che Paolo chiama "corbellerie", ma comunque interessante.
Tornando al rè (si fa per dire) la sua crisi viene da lontano, dopo la metà degli anni 80 che hanno segnato la fine di un epoca per il P.R. cioè di un alternarsi sì qualche anno di crisi ma compensati da anni di splendore che permettevano di sopportare senza tanti pensieri l'annata no è cominciata la industrializzazione dell'allevamento e di pari passo la burocratizzazione del sistema (quote latte), ovviamente le cause sono anche altre, conduzione familiare in calare in primis.
La storia del quantitativo prodotto è una bufala colossale, in quanto sono circa 30 anni che si produce dal 1,15 -1,30 milioni di q.li di P.R. (la misura del num. di forme è di introduzione recente 2004) nel frattempo i ns. vicini del grana padano sono passati da 600 mila q.li (1982) al 1,8 milioni di oggi, non mi pare di vedere formaggi buttati per la via !!!!
E' evidente che il problema non è il quantitativo prodotto.
Moment. ora vado a pranzo, fine 1° puntata.
...
scritto da roberto rubino, gennaio 31, 2015
E’ opinione diffusa che l’economia non sia una scienza. Quindi in questo campo non ci sono dati certi e le teorie sono buone a posteriori, in funzioni dei risultati. Io mi sono permesso di esprimere una mia teoria, consapevole di essere uno dei pochi a sostenerla, confortato in questo dalla famosa storia di quel soldato che un giorno scoprì che tutto il suo battaglione, a parte lui naturalmente, non marciava al passo. Quindi la mia è una teoria come la sua Signor Paolo (e il cognome?) rispettabile o deprecabile solo in funzione delle posizioni di ciascuno di noi. Però ogni teoria, per essere credibile, ha bisogno di un’analisi della situazione, dell’indicazione delle cause che hanno determinato il problema e della soluzione. Sull’analisi siamo d’accordo: la zootecnia da latte, ivi compresa quella del Parmigiano Reggiano è in crisi. Incominciamo a pensarla differentemente sulle cause e, quindi, sulla soluzione. Io penso che la causa sia un eccesso di latte nel mondo e un costo più alto del latte italiano sul mercato mondiale. Se così è, per me la situazione potrebbe migliorare producendo meno latte, aumentando in tal modo la qualità e di conseguenza accentuando il legame con il territorio. Lei invece dice che le quote non servono a niente. E qui termina la sua lunga mail. Quindi? Qual è la causa della crisi? Come ne usciamo? Continuando a produrre all’infinito? Aumentando ancora di più la produzione? Non è dato sapere. Mi spiega allora perché dobbiamo assistere al teatrino del soccorso statale a cadenza circa biennale, con un impiego massiccio di molti milioni di euro, per svuotare i magazzini del Parmigiano e del Grana? E’ colpa della mia dabbenaggine? Negli ultimi dieci anni è sparito almeno il 60% degli allevamenti italiani. E la premessa per un crollo dei piccoli e medi allevamenti ci sono tutte. E a questo punto rispondo anche al signor Fois. Premesso che i concentrati hanno più o meno lo stesso effetto che l’acqua ha nel vino: ne diluiscono la qualità, qui non si tratta di salvare l’esercito degli addetti al commercio dei concentrati. Non è il nostro ruolo e non saremo noi ad accelerare o fermarne l’emorragia. Secondo me, se rafforziamo la zootecnia forse non solo conserveremo il grosso degli allevamenti ma potremo creare nuove professionalità e nuova occupazione. Seguendo invece la strada finora percorsa, continuando nell’uso di insilati, mangimi, alte produzioni e soprattutto genetica a ruota libera, la strada è segnata e i suoi mangimi non li venderà semplicemente perché non ci saranno più allevatori.
Comunque tranquillizzatevi, la stragrande maggioranza la pensa come voi, quindi niente cambierà salvo lo stato occupazionale di molti allevatori.
Ridurre le vacche non il latte
scritto da massimo palladinoi, gennaio 30, 2015
Quando si ha a che fare con soggetti di alta genetica l'alimentazione diventa uno strumento per soddisfare la genetica.
Il termine stress e/o forzatura diventa anacronistico.
Quindi se si vuole meno latte occorono meno vacche oppure vacche con minore potenziale.
...
scritto da Paolo, gennaio 30, 2015
Le quote parmigiano nei nobili propositi dei padri banchieri fondatori servono a riequilibrare la l'offerta dei produttori con la richiesta del mercato. Ma esisterebbe un do ut des. Il consorzio incassa le multe dai produttori per investirle in pubblicità , interventi per la contraffazione del marchio e tanti altri buoni propositi . Qualcuno sa minimamente quanti milioni di euro hanno incassato? I verbali di consigli giunte e assemblee in camera di commercio sono per 3/4 coperti da omissis , roba da segreto di stato. Qualcuno ha visto in tv negli ultimi anni 1 secondo di pubblicità in cui si promuove il consumo di parmigiano????
rubino hai preso un granchio
scritto da Paolo, gennaio 30, 2015
Sono le 4 di mattina e leggere rubino dire certe chiamiamole molto diplomaticamente "corbellerie", fa male allo stomaco . La teoria che il mercato del parmigiano sia una faccenda a se stante nemmeno minimamente influenzabile dalla presenza di altri formaggi fa ridere i polli. Se i consumatori italiani sempre più in braghe di tela negli ultimi 10 anni si sono messi a mangiare 130.000 quintali di formaggio ungherese tedesco e sloveno in più ( non si parla della quintessenza della bontà casearia ma di formaggio perlopiu ignoto smarchiato e privo di alcunché garanzia sulla qualità del latte utilizzato e del processo produttivo ) , obbligatoriamente i consumi di parmigiano ne hanno risentito . In una economia globalizzata come la nostra è una puttanata galattica pensare di contingentare il prodotto maggiormente imitato dove la conseguenza è solo quella di regalare imponenti fette di mercato alle imitazioni. Rubino non conosce le motivazioni reali alla base della riduzione del 5 % della quota consortile. Tento di spiegarle. I lupi famelici di stanza a Reggio Emilia via Kennedy capitanati da un banchiere la cui ritrosia alla poltrona è testimoniata dalle 22 cariche attuali e dalle 93 passate , dal 2011 al 2013 erano abituati a fagocitare multe pari a circa 250.000 forme di esubero rispetto alla quota consortile stabilita . In quanto nel piano produttivo 2011/13 la quota era di poco più di 3 milioni di forme aumentata progressivamente dello 0,8% , e la produzione di 3.250.000 forme circa. Con il piano di regolazione 2014/16 , non se ne conoscono bene i motivi , forse l'antitrust forse la Madonna di Fatima , si è stabilito una quota di 3.250.000 forme che a fronte delle 3.290.000 forme prodotte nel 2014 e considerate le franchigie permetterà al consorzio di raggranellare solo briciole. Ciò non va bene e da qui nasce l ideona della riduzione del 5 % guardacaso pari a 150.000 forme . In pratica si ritornerebbe al budget di splafonato del 2011/13. Poi...... che la riduzione della quota comporti automaticamente una riduzione della produzione fa ridere i polli... Leggendo storia e numeri si può dire l'esatto contrario . Nel 2010 la produzione era di 3 milioni di forme. Nel 2011 sono entrate in vigore le quote con 3 milioni di forme come quota consortile . La produzione è schizzata a 3.250.000 forme. Le quote servono solo a fare cassa mungendo gli allevatori
Concentrati, non demonio
scritto da Angelo Fois, gennaio 29, 2015
Buonasera dottor Rubino. Sono un commerciante, vendo quelli che lei chiama concentrati. Non faccio forse parte della filiera? Mi faccia capire cosa farebbe da domani un esercito di rivenditori, agenti, promotori del settore zootecnico se tornassimo ad un'alimentazione, che io definisco retrograda e di retroguardia, come dice lei. Grazie. Angelo

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