Scivolone dei francesi sul casu marzu. Che non è corso ma sardo

L'ultimo formaggio recensito dalla Regelman sul suo blog: l'Escarcelle - foto K. Regelman©"Un formaggio al giorno" può non essere un buon proposito oppure sì, dipende da come e quando e cosa se ne fa. E se da un canto difficilmente leverà il medico di torno, dall'altro potrà aiutare chi ne parlerà ad acquisire una certa notorietà, specialmente se a presentare i suoi propositi è una stazione radiofonica tra le più importanti d'Europa – Rtl – e se il Paese in cui tutto ciò accade è la Francia.

Trasferitasi quattro anni fa in Francia, Kazz Regelman è una statunitense che, dopo aver scoperto che in Francia esistono più di quattrocento formaggi diversi, ha deciso di mettere su un blog che ne racconti uno al giorno (A Year in Fromage il suo nome). La notizia, di per sé non trascendentale, deve aver incuriosito qualche redattore dell'emittente che, a caccia di  "notizie di alleggerimento", avrà trovato questa particolarmente interessante.

La sede parigina dell'emittente Rtl - foto Deep silence - Creative Commons License©Nella notizia, rilanciata dal sito web della radio, viene ricordata la battuta pronunciata nel 1958 da Charles de Gaulle che, approssimandosi a ricevere l'incarico di governo, affermò che non sarebbe stato facile amministrare un Paese dove vengono prodotti 365 formaggi, laddove però l'affermazione non venne registrata e a nessuno venne in mente di trascrivere la cifra indicata dal generale per l'occasione: c'è chi dice 246, chi ipotizza per l'appunto 365, e chi ne conta all'incirca 450. A Rtl France no: ai suoi redattori è piaciuta l'idea di enfatizzare la cosa, e così qualcuno in redazione ha ipotizzato, con grande fantasia, che possano essere mille, sottolineando che, raggiunti i 492 e faticando a trovarne altri, Kazz abbia ora bisogno dell'aiuto degli ascoltatori per arrivare quantomeno alla metà di mille.

Nessuno può dire adesso se i "nostri eroi" riusciranno nel loro intento, questo è certo. Di sicuro proveranno ad aiutarla, la Regelman, anche e soprattutto per favorire il sistema caseario francese, che ha in lei – se non un grande esperto – un buon promotore. Probabilmente, a forza di assaggiare, un'idea se la sarà anche fatta sul panorama dei formaggi di Francia, e così, intervistata dalla redazione di Rtl, la blogger ha dichiarato (pensate un po'!, ndr) di amare il buon cibo e il buongusto. Confessando infine di nutrire dubbi sui cosiddetti formaggi vegani, ripromettendosi di assaggiarne qualcuno, un giorno, e di esprimersi in merito.

Il (nuovo) paradosso francese
A non fare una buona figura e a dimostrare di non sapere molto di formaggio ci ha pensato però la stessa redazione di Rtl, che commentando sui possibili "rischi" a cui la blogger potrebbe andare incontro, ha citato il formaggio francese più italiano che esista: il "casgiu merzu", prodotto in Corsica ma di evidenti origini sarde (è il celeberrimo casu marzu). E nel citarlo ha scritto persino dei suoi "vermi vivi", che in realtà sono innocue larve di piophila casei (mosca casearia, ndr) su cui già abbastanza disinformazione è stata fatta per aggiungerne altra. A parti invertite ci indigneremmo non poco. Ma siccome francesi non siamo, sorridiamo di fronte ad una decadenza che anche nel nostro settore pare non abbia confini.

Peccato perché dai francesi, un tempo, in campo caseario, c'era sempre qualcosa da imparare. Per l'appunto: un tempo, e non più al giorno d'oggi.

15 febbraio 2016