Resistenza Casearia
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La Sardegna sarà come l’Emilia Romagna e le altre regioni italiane più avanzate in campo agricolo, con i vari attori della filiera del latte che si siedono intorno a un tavolo e decidono insieme quali politiche attuare affinché il mercato possa essere remunerativo per tutti, dai produttori agli industriali. È questo l'intento del "patto del latte", promosso dal Consiglio regionale sardo attraverso l’ordine del giorno n.98, approvato all’unanimità il 5 giugno scorso e illustrato mercoledì scorso in una conferenza stampa dal primo firmatario, Efisio Arbau, vicecapogruppo di "Sardegna è già Domani - La Base", insieme al consigliere del Partito Democratico, Giuseppe Cuccu.
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I frati trappisti del monastero Marija Zvijezda di Banja Luka, in Bosnia, si stanno impegnando per recuperare un antico formaggio della tradizione monastica locale, la cui tecnica di produzione è stata tramandata oralmente dalla sua origine, risalente al 1882. A quanto è dato sapere sino ai primissimi anni del XX secolo il prodotto era particolarmente apprezzato alle corti di Vienna e di Belgrado (e da lì era in parte inviato verso gli Stati Uniti) ma a seguito dapprima dell'ingerenza sovietica (dal 1946) e poi sino a tutta la guerra dei Balcani (1992-95) scomparve dal commercio per rimanere limitato al consumo della comunità monastica (i frati ricevevano il latte dai contadini della zona e lo trasformavano in formaggio).
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La razza bovina Podolica - misconosciuta ai più - e i sistemi pastorali ad essa legati hanno subìto per lunghi decenni l’effetto di una diffusa incapacità a leggere il territorio e le sue risorse. Una cultura dominante sempre latente e distratta, che vuole risolvere i problemi importando modelli culturali (e colturali) dall’esterno, stava per condannare all’estinzione - lentamente e inesorabilmente - un animale in perfetto equilibrio con l’uomo e la natura.
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Per qualche ora ci eravamo illusi. Illusi che qualcuno, volendo fare qualcosa (o meglio molte cose) con la lana dei pastori sardi, avesse avviato quel fantastico circolo virtuoso che potrebbe restituire un minimo di quel che i custodi delle zone interne (e spesso impervie) dell'isola hanno dato in secoli di storia e di cultura. E invece no; anche stavolta i pastori rimangono al palo, a guardare chi fa business e per il solo fatto di avere successo viene osannato, incensato, adulato.
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