Economia
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Si fa sempre più tribolata la storia della Centrale del Latte di Roma, ceduta negli anni Novanta dal Comune alla Cirio di Cragnotti e rivenduta prima del termine stabilito di cinque anni alla Parmalat di Calisto Tanzi. L'azienda, al centro di un lungo e complesso contenzioso seguito ai crac delle due multinazionali, è tornata la settimana scorsa nelle mani dell'amministrazione capitolina per decisione del Tribunale di Roma. Immediate le reazioni delle parti in causa, con il consiglio di amministrazione dell'azienda che ha deliberato di ritirare il progetto di bilancio 2012 "in attesa di verificare l'eventuale esigenza di apportarvi integrazioni" e con un Alemanno che non ha perso tempo per dimostrare di voler trarre dalla vicenda tutti i benefici possibili per la propria campagna elettorale.
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Come da programma, l'assemblea del Consorzio del Parmigiano-Reggiano ha rinnovato martedì 16 scorso il proprio consiglio di amministrazione modificandone la composizione per la metà dei componenti. I ventotto consiglieri hanno poi scelto, venerdì 19 secondo le previsioni e contro le polemiche sorte nelle settimane scorse (per via di un non meglio smentito conflitto di interessi sollevato nell'ambiente produttivo e commerciale) di riconfermare Giuseppe Alai alla presidenza dell'ente. Alla vicepresidenza siederanno Adolfo Filippini (riconfermato, con le funzioni di vicario, già ricoperte nel precedente mandato), Pietro Maria Gattoni e Monica Venturini.
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Dopo una prima fase di flessione sul fronte dei prezzi alla fonte, il mercato lattiero-caseario mondiale sta mostrando nella seconda parte dell'attuale campagna produttiva chiari segnali di ripresa, seppure con prezzi assestati su livelli mediamente inferiori al biennio 2010-2011. Il depauperamento delle scorte globali e la pressione nella domanda delle commodity da parte dei Paesi emergenti, lasciano comunque presagire un prossimo riacuirsi delle tensioni sui mercati.
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Il commissario all'agricoltura dell'Unione Europea - Dacian Ciolos - ha inviato giovedì scorso una lettera al ministro delle politiche agricole - Mario Catania - sul "rischio che siano disimpegnati automaticamente alla fine dell'anno, e quindi persi, una parte consistente dei fondi assegnati all'Italia (426 milioni di euro) per realizzare otto programmi di sviluppo rurale". «I fondi», ha ricordato Ciolos nella missiva, «devono essere spesi entro il 2012». Riguardano le regioni Basilicata, Campania, Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
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