Scienza, Cultura e Salute
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È una vicenda esemplare, oltre che di stringente attualità, quella del monensin sodico, antibiotico ad uso veterinario destinato al mondo degli animali da reddito e recentemente riammesso al commercio, dopo anni di divieto. Una vicenda esemplare per capire un po' meglio come funziona il settore degli allevamenti intensivi (e si badi bene: non parliamo di pochi "lager" fuorilegge ma di molti degli allevamenti in cui nasce il cibo consumato ogni giorno da milioni di persone) e per comprendere il ruolo di molti tecnici, più propensi a offrire soluzioni "preconfezionate" che a guidare l'allevatore verso una soluzione "accademica" e razionale.
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È curioso, davvero curioso, vedere che la stragrande maggioranza dei consumatori "non vedano, non sappiano, non parlino" ma subiscano, subiscano e a volte si meraviglino - o s'indignino - per le frodi, le truffe, le porcherie che largamente circolano nel mondo agroalimentare. E che, circolando circolando, giungono sulle nostre tavole, molto spesso perché ce le facciamo arrivare noi stessi.
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Il mondo della ricerca universitaria scende in campo al fianco dei produttori rurali per difendere le produzioni lattiero-casearie tipiche. Succede in Sicilia, e più in particolare nel palermitano, con un progetto che riguarda i prodotti realizzati con i latti delle razze autoctone dell'isola. "L'obiettivo", recita un comunicato stampa di questi giorni, è quello di "mettere a punto una serie di biotecnologie avanzate che consentano l’autenticazione delle produzioni lattiero-casearie tipiche ottenute con la materia prima di razze autoctone siciliane".
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È a buon punto, nella provincia di Zamora, in Spagna, lo studio interdisciplinare sulla qualità del latte ovino prodotto dalle razze Churra (autoctona) e Assaf (di origine israeliana, radicata in Spagna e apprezzata per l'alta resa lattea), teso a indagare oltre che sulle due differenti razze, sui pregi e sui difetti riscontrabili nelle tre tipologie di conduzione esistenti in quell'area del Paese: intensivo, semintensivo ed estensivo. Il progetto, finanziato dal ministero dell'agricoltura, è diretto dalla professoressa Isabel Revilla Martín della locale Escuela Politécnica Superior, che coordina un'equipe appartenente al Dipartimento di Tecnologia degli Alimenti. Ad affiancare gli studiosi dell'istituto zamorano sono giunti anche i ricercatori delle università dell'Andalusia, di Castilla y León, Navarra, e Paesi Baschi. In particolare quelli di Salamanca (Castilla y Leon), coordinati dal professor Carlos Palacio della Facoltà di Scienze Agrarie e Ambientali, si occuperanno, per l'appunto, degli aspetti ambientali dello studio.
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