Speculazioni sui pascoli: L’Adige fa i nomi. E forse qualcosa inizia a cambiare

Uno scorcio dell’alpeggio in Val Seniciaga, a base d’asta di 4.500 euro. È stato assegnato a 10.200€: una cifra che difficilmente un malghese può permettersi – foto dal profilo Facebook di Paolo Frassoni©

Molti pascoli italiani negli ultimi anni sono stati oggetto di  speculazioni operate da realtà estranee al settore zootecnico. Il gioco truffaldino, per chi non lo conosca, è presto detto: società spesso fittizie si aggiudicano all’asta ampie distese di terreni montani offrendo cifre che nessun pastore potrebbe mai permettersi di spendere – cifre spesso superiori ai valori di mercato – per ottenere i cospicui fondi europei disponibili per il pascolamento.

Per accontentare l’occhio di chi guarda, questi personaggi fanno portare al pascolo poche bestie di terzi (non possedendone di proprie), spesso mal in arnese, col solo obiettivo di paventare un utilizzo “di facciata”, spendere il meno possibile e massimizzare i “ricavi”. Il tutto nell’illecito più vergognoso.

In questo scenario, purtroppo latitano le autorità di vigilanza, e non brillano certo gli amministratori locali, che pur di rimpinzare le magre casse, chiudono un occhio – anzi due – di fronte all’illecito. E anche di fronte allo scempio del territorio, già che un pascolo mal caricato si impoverirà e perderà persino di valore, nel tempo.

Questo dura da oltre due lustri, ormai. Il fenomeno ha già toccato molte regioni: praticamente tutte quelle dell’arco alpino, oltre a molti territori appenninici, non ultimo quello abruzzese, dove recenti denunce (leggi qui e anche qui) hanno risollevato un caso annoso che sembrava sopito, più che nei fatti nell’indifferenza generale.

Accade ora però che qualcosa pare possa cambiare, in questo scenario di impunità illiceità. Il segnale arriva dal Trentino e giunge da un pezzo della società civile che ha capito che serve vigilanza; giunge da un giornale online – L’Adige – che in una cronaca di domenica 8 marzo scorso, intitolata “Spiazzo Rendena, per le malghe offerte stratosferiche, assegnate anche a 4 volte la base d’asta”, denuncia una delle possibili speculazioni.

L’articolo, che potrebbe essere il preludio ad un “chi va là” per chi ha indetto l’asta, mercoledì 4 marzo scorso – l’Asuc (Amministrazione Separata Usi Civici) di Mortaso; clicca qui per scrivere loro – e per chi l’ha vinta, al momento sembra essere caduto nell’indifferenza generale. Un solo commento in calce al pezzo, per giunta poco “centrato” sul reale problema, e poche o nessuna condivisione nei social media, come se le denunce non possano essere fatte prima che il problema si ponga.

E invece no, invece un cambiamento è possibile ora, e subito, e dipende da ognuno di noi: perché proprio da quell’articolo può scaturire la giusta vigilanza. E da questa, la salvaguardia di un pezzo delle nostre montagne, dei nostri pastori, e di un’Italia civile che troppo spesso s’indigna sì, ma solo dopo che la stalla è stata aperta e i buoi son fuggiti.

16 marzo 2020