Allerta lisozima: occasione perduta dai media per sensibilizzare i consumatori

forme di parmigiano reggiano
Una forma di Grana Padano del caseificio Colla SpA – foto di Cosimo Maria Palopoli© tratta dalla pagina Facebook del Caseificio Colla SpA

Ci risiamo: la cronaca di questi giorni porta a galla una notizia assai poco felice – come già accaduto in passato, nel 2018 e nel 2019, ad esempio – riguardante l’uso del lisozima nella produzione di formaggi, e in particolare in quella del Grana Padano.

Ancora una volta, fatta qualche rara eccezione, gli editori delle maggiori testate nazionali scelgono di far finta di niente, di tacere, di tutelare gli interessi di chi produce ma non quelli dei consumatori.

Nella fattispecie è accaduto che un’allerta Rasff (Rapid Alert System for Food and Feed) abbia riguardato, giovedì scorso 24 giugno (reference 2021.3342), la vendita di un lotto di Grana Padano – prodotto dal caseificio Colla SpA di Cadeo, nel piacentino – distribuito sul mercato tedesco (decine di siti web di quel Paese hanno comunicato l’allerta). Un formaggio – ci teniamo a precisarlo – di per sé rispettoso del disciplinare di produzione, con un serio problema però, derivante dall’errata etichettatura: in sostanza un Grana Padano come tanti, contenente quindi il conservante lisozima, che è stato erroneamente etichettato come Pecorino Romano (Colla commercializza anche quel prodotto), formaggio nei cui ingredienti tale conservante non figura.

Al centro della questione c’è sì la salute dei consumatori tedeschi allergici all’uovo, quindi – salute che è stata tutelata con il ritiro del prodotto – ma anche l’opportunità sfumata che si sarebbe dovuta cogliere, a nostro avviso, per ribadire anche ai consumatori italiani – e a quelli di altri Paesi – quanto concerne la presenza di lisozima, vale a dire i rischi che tale consevante comporta per i suddetti allergici all’uovo, come ammesso dallo stesso Consorzio del Grana Padano sul proprio sito web.

Un problema che non si porrebbe se solo il consorzio di tutela (se di tutela dei consumatori si occupa) si determinasse ad indicare con maggior risalto sulle confezioni la natura del conservante medesimo, con una dicitura – in bella evidenza – che potrebbe suonare così: “contiene lisozima, proteina dell’uovo”.

Il ruolo degli editori? È (sarebbe) quello di (in)formare i consumatori
A nostro avviso, trattandosi di un allerta alimentare, i suddetti editori avrebbero potuto –  e a nostro avviso dovuto – cogliere l’occasione per sensibilizzare i consumatori in merito ad un problema reale: l’uso del lisozima nella produzione di determinati formaggi (non solo  del Grana Padano, ma di molti altri formaggi da latte di animali alimentati con mangimi insilati, soggetti a clostridium) può arrecare problemi agli allergici all’uovo, essendo quella proteina (il lisozima, per l’appunto) un derivato dell’uovo.

Una sensibilizzazione a nostro avviso necessaria sinché gli sforzi della ricerca (esistono studi scientifici tesi all’eliminazione del lisozima) non verranno trasferiti nelle realtà produttive. Necessaria per due principali fattori: primo, il semplice inserimento del lisozima tra gli ingredienti sminuisce la visibilità di un consevante con possibili rischi per i suddetti soggetti; secondo e ancor più semplice, la gran parte degli italiani – si sa – non legge le etichette. Ed è proprio in questa direzione che bisognerebbe operare affinché tra i consumatori possa crescere una vera consapevolezza sui non pochi consevanti (come anche sui coloranti e sugli additivi in genere) che quotidianamente siamo purtroppo soggetti ad ingerire.

Lisozima nel Grana, sì, ma il prodotto torna ad essere “Fico”
Limitato quindi al solo mercato tedesco il clamore sul ritiro del prodotto, il consorzio del Grana Padano si lancia in questi giorni verso l’apertura di Fico – Il Parco da gustare, in programma a Bologna dal 22 luglio (inaugurazione mercoledì 7 luglio). Una riedizione del precedente Fico Eataly World dell’imprenditore Oscar Farinetti che, dopo l’insuccesso del progetto originario, riformula la proposta con la creazione di una sorta di parco divertimenti agroalimentare. Una struttura innovativa in cui il Grana Padano Dop avrà una propria linea di produzione – una vera fabbrica di formaggio – all’interno della quale la spettacolarizzazione della produzione sarà al centro della proposta.

30 giugno 2021