Latterie Vicentine: la magistratura riapre l’inchiesta

Asiago pressato - foto Onaf®Quello di Lorenzo Bistore è un nome che non dice nulla a chi non sia di Bressanvido – comune a meno di venti chilometri da Vicenza – e a chi sia estraneo alla produzione del formaggio Asiago Dop. Per chi ne conosca la vicenda, invece, Bistore, oltre ad essere stato il direttore di produzione del caseificio Latterie Vicentine, che nella cittadina veneta ha la propria sede, è un personaggio che ha gravemente nuociuto per anni tanto all’azienda per cui ha lavorato quanto all’immagine della Dop tutta, che ancora oggi si trova ad essere investita da notizie clamorose sulle frodi che in quel caseificio sarebbero state compiute per anni.

Come se non fossero bastate le prove che portarono, poco meno di un anno fa, alla condanna del Bistore e di un’autista suo complice (il direttore del caseificio era solito “dirottare” altrove un’autocisterna ogni tanto, incassandone il ricavato: leggi qui e qui), nei giorni scorsi sono trapelati i contenuti di un interrogatorio a cui l’ex direttore del caseificio venne sottoposto. Oltre ad aver ammesso il trafugamento di una dozzina di autocisterne di latte, l’allora imputato avrebbe rivelato gravi irregolarità commesse negli ultimi quindici anni in quel caseificio nella produzione dell’Asiago Pressato.

Secondo la confessione del reo, il formaggio veniva spesso prodotto in violazione del disciplinare, usando latte prossimo alla scadenza mescolato con latticello, uno scarto della lavorazione che pur non essendo nocivo per il consumatore abbassa il valore del prodotto e – infrangendo il disciplinare di produzione – ne decreta il declassamento a formaggio non Dop.

Secondo le dichiarazioni del Bistore, fino al 22 novembre del 2014 – giorno del suo fermo poi tramutato in arresto – al latte destinato alla lavorazione veniva spesso aggiunto quello proveniente da confezioni ritirate dal commercio in quando prossime alla scadenza. Nel corso della confessione, l’allora imputato ebbe a dichiarare che “quando un latte non conforme al disciplinare di legge viene miscelato con latte conforme rende non conforme l’intero serbatoio e la lavorazione stessa”.

Il magistrato che sta seguendo la vicenda ha quindi deciso di acquisire la trascrizione dell’interrogatorio, aprendo un nuovo fascicolo per verificare la sussistenza di reati imputabili all’azienda quali la frode in commercio e la vendita di prodotti industriali mendaci, oppure se tali dichiarazioni vennero fatte dal Bistore per una sorta di ritorsione nei confronti della ditta per cui lavorava. Agli atti della nuova inchiesta risulterebbero anche le dichiarazioni di alcuni dipendenti del caseificio, secondo cui, con l’arresto del loro dirigente, la produzione dell’Asiago tornò alla normalità.

Preoccupati di contrastare la notizia di eventuali frodi protrattesi negli anni, i dirigenti di Latterie Vicentine si sono affrettati a definire “una bugia vergognosa” le parole dell’ex direttore, dichiarandosi sicuri di poter dimostrare la regolarità dell’operato della loro azienda. In sostanza, le frodi compiute e i furti di latte subiti farebbero parte di uno stesso disegno criminoso da imputare al Bistore: prima e dopo di essi l’azienda ha sempre operato nel rispetto delle norme lavorando il latte dei quattrocento soci e muovendo un fatturato che nell’ultimo esercizio ha sfiorato i 70 milioni di euro.

9 novembre 2015