Topi in un caseificio del Reggiano: intervengono i Nas

foto del Consorzio di Tutela del Parmigiano-Reggiano®

1 dicembre 2008 – Ancora una grana per il cosiddetto “re dei formaggi”: i Nas di Parma assieme agli ispettori della Usl di Reggio Emilia hanno infatti sequestrato in un caseificio-latteria della provincia di Reggio oltre duemila forme di Parmigiano-Reggiano, parte delle quali contaminate da escrementi di topi e parte morsicate dagli stessi roditori.

Per ora all’inceneritore andranno le ventinove forme (una stagionata; le altre più “giovani”) visibilmente più compromesse. Per le altre il provvedimento preso è quello del sequestro cautelativo, motivato dalle precarie condizioni igieniche in cui i locali sono stati trovati (oltre agli escrementi sono stati rinvenuti dei roditori morti, il che fa pensare all’uso di esche avvelenate, che dovrebbero essere vietate nei locali di stoccaggio di alimentari non confezionati).

Mentre il legale rappresentante del caseificio è indagato, a piede libero, dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, i Nas hanno già inoltrato al servizio veterinario dell’Usl del capoluogo emiliano la richiesta di sospensione dell’attività del caseificio.

Da una prima stima effettuata, il valore del Parmigiano-Reggiano sequestrato (ottanta tonnellate) è pari a 800mila Euro, ma ben più grave potrebbe risultare per il caseificio la ricaduta del fermo produttivo.

In un comunicato diramato in serata, il Consorzio di Tutela del Parmigiano-Reggiano ha precisato per bocca del suo presidente Giovanni Alai che «è condannabile senza riserve chi non si preoccupa di adottare l’adeguata cura nella conduzione dei magazzini di stagionatura». «Se i fatti si confermeranno così come oggi appaiono», ha proseguito Alai, «valuteremo l’idoneità al permanere all’interno del Consorzio di soggetti che con le loro azioni rischiano di danneggiare tutti gli operatori del settore».

«Nell’esprimere il nostro plauso alle autorità sanitarie», ha concluso Alai, «seguiremo la vicenda per comprendere i dettagli di questo caso, valutando di conseguenza le più opportune  iniziative del Consorzio a tutela del buon nome e dell’immagine del nostro prodotto e dei nostri produttori».