Pecore sbranate: il risarcimento non paga i danni reali
3 luglio 2009 - I lupi? Attaccano di notte, colpiscono le pecore isolate azzannandole alla gola e ne mangiano le parti più tenere. Lo assicura Salvatore Cottu, pastore sardo che da anni vive e opera nei pressi di Pianoro, in provincia di Bologna e che per la terza volta in pochi anni è rimasto vittima del predatore più temuto dai pastori e dagli allevatori più autentici, quelli che continuano a praticare una zootecnia estensiva.

Il gregge di Salvatore, quattrocentoventi ovini prevalentemente di razza sarda, venne aggredito per la prima volta nel 2003, e allora furono tre le pecore a rimanere vittime, come anche nel secondo caso, mentre stavolta di animali senza vita ne è rimasto uno solo. Ma al di là del numero dei capi uccisi, il danno per l’attività del pastore, che produce del buon pecorino, molto ricercato nella zona di Bologna, è quello delle pecore ferite, e di quelle che per lo spavento ora produrranno meno latte del solito, per non parlare degli aborti che ora come le altre volte si stanno già registrando e che sono la conseguenza naturale della paura che le povere bestie hanno avuto.

A niente sono valsi i cinque pastori maremmani che dopo le prime due aggressioni avevano ben difeso il gregge. Salvatore è amareggiato, e se qualcuno gli parla dei risarcimenti ha un’impeto di stizza: «Non voglio che mi paghino i danni; voglio solo essere messo in grado di lavorare e di raccogliere i frutti del mio lavoro, del mio sudore».

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