Pastori e transumanze
A mungere il pastore ci pensa lo Stato
10 ottobre 2008  -  Riceviamo  - e volentieri pubblichiamo - una lettera aperta di Nunzio Marcelli alle autorità della Regione Abruzzo.
I pastori sono ormai in via d'estinzione, ma di questo pare proprio che nessun governo, né locale né centrale, si voglia interessare...
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Pastorizia: la pressione si fa insostenibile
Anche se ignorata da molti, nel Nord Italia non solo esiste ancora la transumanza, ma anche il pascolo vagante, cioè la pratica della pastorizia nomade in tutta la stagione autunnale, invernale e primaverile. Una buona percentuale della carne ovina che arriva sulle nostre tavole viene allevata così, in maniera completamente naturale, anche se attualmente non è valorizzata.

Oltre ai problemi di movimentazione degli animali (qualora questi si trovino ad intersecare o percorrere la viabilità ordinaria) ed alla burocrazia che complica un mondo già difficile per i suoi propri ritmi ed esigenze, si sta facendo pressante la risoluzione di un problema fondamentale, cioè il rapporto con i Parchi Fluviali di pianura. Da sempre, le greggi nomadi trascorrono la primavera lungo i corsi dei grandi fiumi (Po, Ticino…), non avendo altri luoghi dove andare quando nei campi crescono i raccolti e nei prati si avvicina l'ora della fienagione.

Bisogna assolutamente prevedere una pianificazione che comprenda anche la pastorizia nel territorio di tali aree protette. Il gregge è un fondamentale mezzo di gestione e manutenzione dell'ambiente, in montagna come nei fondovalle, sulle colline ed in pianura (prevenzione dagli incendi, pulizia di aree abbandonate e sponde fluviali, ecc.), il “prezzo” da pagare potrebbe essere la distruzione di qualche nido quando gli animali scendono al fiume per l'abbeverata. Sicuramente, sul successo riproduttivo dell'avifauna, l'inquinamento ha effetti maggiori. La vegetazione invece viene semplicemente brucata, un'alluvione causa all'ambiente danni ben più gravi.

La pressione sui pastori si sta facendo insostenibile, se non si semplifica la legislazione e se non viene maggiormente riconosciuta l'importanza di quest'antichissima attività, il rischio è che gli ultimi esponenti di questo mondo scompaiano per sempre.
 
È l’uomo l’“animale” da salvare in alta montagna
12 settembre 2008 - Nel giugno scorso la Regione Piemonte, con risorse erogate dagli Assessorati all'Agricoltura e all'Ambiente, ha istituito un fondo con lo stanziamento di 100mila Euro per il sostegno agli allevatori di ovicaprini delle aree montane. Il “premio di pascolo gestito” verrà attribuito annualmente sulla base di quanto emergerà dai controlli effettuati e si baserà sulla gestione dei pascoli e sulla conduzione del bestiame, soprattutto per quanto concerne la sua difesa dagli attacchi da lupi ed altri canidi selvatici.

L'Assessore regionale alla Montagna Bruna Sibille, da noi intervistato, sostiene che questo provvedimento sia «un primo passo, ma avrà bisogno di risorse aggiuntive e soprattutto della piena collaborazione dei pastori e delle loro organizzazioni di rappresentanza. La strada da percorre è quella del buon senso e la tutela del lupo non deve in alcun modo mettere in secondo piano le buone ragioni dei pastori, verso i quali la Regione Piemonte presta la massima attenzione considerandoli operatori indispensabili per le produzioni tipiche lattiero-casearie di montagna e per il presidio di territori già fortemente colpiti dall'abbandono». Ma «i lupi non si devono sterminare e i pastori devono poter condurre le loro attività nell'interesse dell'economia e del territorio montano».

Abbiamo chiesto anche il parere di Mauro Deidier, Presidente del Parco Orsiera-Rocciavrè, che da tempo sostiene la necessità di equiparare l'allevatore che pratica l'alpeggio ad una specie in via d'estinzione. «Dove il lupo è ricomparso, non si potrà tornare indietro, per cui l'unica strada praticabile è la convivenza affiancata e supportata in tutti i modi dalle istituzioni pubbliche». Dal momento che le strategie di convivenza sono però onerose sotto diversi punti di vista, sia per gli allevatori (impiego di recinti, difficoltà logistiche di vario tipo, utilizzo dei cani da difesa) che per gli Enti pubblici (rimborsi per i capi uccisi, aiuti per l'acquisto dei mezzi per la prevenzione/difesa), Deidier sostiene che «è possibile pensare a strategie di contenimento, come già viene fatto altrove in Europa. Occorre far uscire la specie dagli elenchi europei di protezione assoluta con possibilità di piani di contenimento». Conclude Deidier: «L'uomo, in alta montagna, è l'animale da salvare con assoluta priorità. La mia grande preoccupazione è la mancanza di ricambio generazionale, anche perché i giovani vedono i loro genitori dibattersi fra mille difficoltà e la ricomparsa del lupo rischia di essere la goccia che potrà determinare l'abbandono definitivo».

Per approfondimenti:
http://www.marziamontagna.it/
http://pascolovagante.splinder.com/
 
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