Biodiversità: la Campania tutela le razze autoctone  E-mail
Bovini di razza Agerolese in una cartolina d'epocaLa Regione Campania ha recentemente approvato il Progetto Rareca, che prevede la tutela delle razze autoctone d’interesse zootecnico a rischio di estinzione della Regione Campania: le pecore laticauda e bagnolese, la capra cilentana, il bovino agerolese, i cavalli napoletano, persano e salernitano, il suino casertano .  Il progetto, della durata di cinque anni, coinvolge i seguenti partner : Dipartimento di Scienze Zootecniche ed Ispezione degli Alimenti della Facoltà di Medicina Veterinaria, Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e dell’ambiente della Facoltà di Agraria di Portici, Laboratorio di Urbanistica e Pianificazione Territoriale (LUPT/CeSBAl), Istituto produzioni animali in ambiente Mediterraneo (CNR – ISPAAM), Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM).

Il Progetto Rareca prevede azioni mirate alla conservazione ed al recupero delle specie e razze a rischio di estinzione, mediante il mantenimento, la caratterizzazione, la raccolta e l’utilizzazione di inventari, banche dati, e banche dei geni. Tali azioni saranno messe in atto dagli enti ed istituti di ricerca che operano nel campo della biodiversità a livello regionale. Sono inoltre previste azioni concertate con interventi finalizzati alla costituzione di una rete regionale dei soggetti operanti nel settore della ricerca, della programmazione e della conservazione del patrimonio genetico zootecnico regionale, al fine di rafforzare il sistema di tutela e conservazione delle razze animali locali allevate in Campania ed attualmente a rischio di estinzione. Corollario necessario saranno poi le azioni di accompagnamento tese a favorire l’informazione, la diffusione delle conoscenze, la consulenza aziendale e la formazione degli operatori del settore finalizzate alla valorizzazione ed all’uso delle risorse agrogenetiche regionali.

Tutte le razze ovicaprine e bovine ritenute bisognose di tutela sono da latte, con l’eccezione delle pecore Laticauda e della Bagnolese che hanno doppia vocazione.

La Laticauda sannita, diffusa tra il Matese beneventano e casertano, è la pecora dalla lunga e larga coda adiposa, che serviva all’animale per resistere ai periodi di siccità e scarsa alimentazione. La Laticauda è nota per i parti plurigemellari ed  è tradizionalmente legata al mercato dell’agnello pasquale. Il pecorino ottenibile dal latte di Laticauda è molto pregiato, il formaggio non gode di alcun riconoscimento, è difficile trovare allevamenti che allevino la Laticauda in purezza e pertanto altrettanto difficoltosa la prova dell’utilizzo del solo latte di laticauda sannita. La laticauda è una pecora frutto di incroci tra esemplari autoctoni e pecora Barbaresca effettuati nella seconda metà del ‘700.

La pecora Bagnolese presenta una popolazione con caratteristiche produttive interessanti. E’ distribuita principalmente nell’area dei monti Picentini in provincia di Avellino e da Bagnoli Irpino deriva il suo nome. Alcuni allevamenti si trovano anche nelle provincie di Caserta e di Salerno.
Questo animale, dai tratti somatici simili alla Barbaresca, anche se allevato in condizioni ambientali difficili, fornisce produzioni rilevanti sia di latte e sia di carne.
Il latte, ricco di proteine e con una elevata attitudine alla caseificazione, costituisce la materia prima per produrre formaggi pecorini e ricotta.

La capra Cilentana, suddivisibile in tre sottorazze, fulva, nera e grigia, è presente in molti comuni del sud della provincia di Salerno, ricompresi nell’area del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. La nera è nota per i formaggi insolitamente delicati ottenibili dal suo latte, la fulva lega il suo nome ad un ottimo cacio ricotta, preparazione per altro diffusa anche in altri areali.

Il bovino Agerolese, nella sua imponente mole facilmente riconoscibile per il manto nero, è derivato dall’incrocio di numerose varietà non autoctone, tra i caratteri dei quali prevalgono quelli della vacca Jersey. Il latte ha elevate qualità casearie, se ne ricava il Provolone del Monaco Dop (nella foto) ed un ottimo fiordilatte, detto di Agerola.
Mimmo Pelagalli
www.terra7.it

24 giugno 2010

per saperne di più:
Servizio televisivo da Julienews.it

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