Il buon Parmigiano c'è: è quello dell'erba e gli svizzeri lo sanno

Si torna a parlare di "Re dei formaggi" italiani parlando di Parmigiano Reggiano. A farlo, a pieno titolo, è Cooperazione.ch, il sito web della Coop Suisse, firma della Gdo elvetica che in più occasioni e da anni ha dimostrato di essere vicina sia ai produttori rurali che ai propri consumatori. Per davvero vicina, e non solo a parole.

L'occasione per parlare del miglior Parmigiano Reggiano possibile l'ha data il lancio di una vendita speciale di Parmigiano Reggiano "Gemma - Bio Suisse", che terminerà sabato prossimo 13 maggio. Dietro le due denominazioni aggiuntive sta tutto il segreto della formula voluta dal mercato svizzero e garantita dalla Fibl (Forschungs Institut für die Biologisch Landwirtschaft), che ha richiesto al produttore - l'Azienda Agricola Ciaolatte di Noceto, nel parmense - di  aderire ad un rigoroso disciplinare di produzione, che - solo per dirne una - obbliga al pascolamento e ammette fieno polifita locale nella sola stagione avversa. E che non tollera integrazioni (cereali e proteine vegetali) superiore al 10%.

foto Pixabay©Nel passaggio dell'articolo in cui si parla dell'essenza distintiva dell'azienda, del suo prodotto e delle sue scelte, si legge: "Mucche al pascolo: quello che per noi in Svizzera è tradizione, nel Parmense è un’eccezione", che oltre a far pensare all'alta qualità di un produttore suona anche e purtroppo come un bello scorno per il consorzio del formaggio italiano più famoso nel mondo. E per la gran parte dei produttori (quelli che l'integrazione l'hanno portata anche al 40% della razione, puntando alle quantità).

L'interessante articolo passa poi in rassegna ogni aspetto cruciale della "ricetta" indicata e garantita da Fibl: dalla stalla aperta, costruita (prevalentemente) in legno ai pascoli che la circondano, alle dimensioni delle cuccette. Ben altra cosa rispetto al benessere animale di cui in questi giorni molte aziende italiane si stanno raccontando, spesso con eccessiva enfasi autocelebrativa, e con assai meno sostanza.

"Caseificare il Parmigiano Reggiano BioSuisse", racconta Cooperazione -  "comporta anche una minore produzione di latte". «Se prima una vacca forniva 9100 litri all’anno, con il sistema biologico svizzero ne produce solo 6500. Questo perché riceve il 10% anziché il 40% di concentrato. Il resto è erba e fieno» spiega il 22enne Filippo Peveri, responsabile della stalla, che con i fratelli Serena (29) e Dario (30) è titolare dell'azienda.

Dario Peveri impegnato in una foto per il sito della Coop svizzera - foto Cooperazione.com©Oltre a parlare dei tre giovani imprenditori, l'articolo rende merito all'opera dei loro genitori - Afra e Roberto - che nel 2000 ottennero la  certificazione "bio" dall'Unione Europea. «Negli anni ’90»,  sottolinea Roberto, «ho visto lo stato disastroso nelle coltivazioni della frutta esotica in Sudafrica, ho seguito gli scandali dell’atrazina in Europa; ed è arrivata la “mucca pazza”: eventi che mi hanno fatto riflettere e mi hanno dato lo spunto per la conversione».

La stalla aperta di Ciao Latte, richiesta dal disciplinare di BioSuisse - foto Cooperazione.com©L'articolo, parla anche della difficoltà degli italiani ad accettare formaggi più gialli del consueto (le industrie ci hanno fatto un bel lavaggio della testa, ndr) e spiega che quella differenza cromatica deriva dai carotenoidi presenti nell'erba (non nel mais usato dagli intensivisti), alludendo all'utilità di quella sostanza nutraceutica e auspicando che i consumatori svizzeri abbiano idee più chiare rispetto ai nostri.

Per chi voglia leggere l'articolo (in lingua italiana) nella sua versione integrale, basterà cliccare qui.

8 maggio 2017
 

 

Commenti (2)Add Comment
...
scritto da Duccio Dondi, maggio 08, 2017
Chi voglia capire come è nato il marchio Bio Suisse legga qua https://www.naturaplan.ch/it/bio-in-svizzera/storia/pionieri-bio-con-coraggio-e-lungimiranza
È una costruzione solida, nata dagli agricoltori svizzeri, c'è una storia sociale che in Italia non sarebbe possibile, una storia nata negli anni '90, molto interessante.
Biosuisse
scritto da Martina Martina, maggio 08, 2017
Ma ci pensate che affronto che degli scizzeri vengano in Italia e ci chiedano di fare un prodotto seguendo il loro disciplinare? Significa che il nostro non è all'altezza di quel che loro vogliono portare a tavola, significa il fallimento palese della politica agricola del Governo (ops... ne abbiamo mai avuta una?) e dei consorzi. In teoria tutte le balle che noi consumatori ci beviamo sulla qualità del made in Italy sono state vanificate da un manipolo di consumatori stranieri esigenti che hanno convinto un nostro produttore di reimpostare l'azienda dalla A alla Z!
Lo avessero fatto dei consumatori italiani sarebbe stato uno scandalo!

Scrivi un commento
diminuisci le dimensioni del form | aumenta le dimensioni del form

security code
Trascrivi i caratteri che vedi qui sopra


busy