Truffe sui pascoli: la GdF indaga. I politici si fanno belli

 La fragilità e l'importanza del territorio montano, e il diritto del mondo rurale ad esserne protagonista trapelano in questi giorni dalle pagine di diversi giornali. Giornali che riferiscono cronache poco edificanti attorno alle speculazioni esercitate (da elementi estranei a quel mondo) su di essi. Un interesse indotto dalle recenti attività della Guardia di Finanza (leggi qui e qui) su un fenomeno sempre più articolato e diffuso, oltre che indecente: quello di chi si impossessa di contributi pubblici destinati a sostenere la pratica del pascolamento, senza neanche possedere un animale.

Il peggio di questa storia indecente è il ruolo che le amministrazioni locali, vale a dire i comuni, i sindaci, svolgono, favorendo chi ha da offrire loro di più in termini economici (ma ben poco da lasciare al territorio se non nuovi guai, come il degrado dei pascoli e il disagio di chi ne avrebbe naturale diritto) per accaparrarsi i terreni, a discapito di quanti alla montagna appartengono, ci vivono, e saprebbero bene come utilizzarla.

 

E allora, mentre i pastori e i malghesi continuano a patire le conseguenze di una situazione dura a morire, e su cui la magistratura e le forze dell'ordine si sono mossi a macchia di leopardo e con non pochi ritardi, ecco che i vari personaggi che attorno al mondo agricolo ruotano (due esempi su tutti, qui e qui) – e di cui allegramente si nutrono – cercano di accostare i loro volti a vicende che sembrano in via di soluzione, ma per la cui soluzione non hanno mosso il proverbiale dito.

 

Noi le nostre incrociamole forte, tocchiamo gli amuleti e facciamo gli scongiuri, ché – per quanto valga – se la crisi incombe e lo Stato è a caccia di evasori, truffatori e conniventi, chissà che non ne metta un po' alle corde, in compagnia di qualche amministratore compiacente che per ragioni di cassa ha gettato il futuro delle proprie montagne in mano a criminali.

 

14 ottobre 2013