Argentina: i ricercatori dell’Inta impegnati nell’ottimizzare le trebbie del malto

Trebbie di malto d’orzo essiccate e trasformate in pellets – foto Indiamart©

Le “trebbie” del malto (dette anche “bagasse”), sottoprodotto della lavorazione della birra, considerate generalmente poco più che un prodotto di scarto – negli ultimi anni utilizzate anche per la produzione di biogas – potrebbero avere una maggior diffusione nell’alimentazione delle pecore. Questo a seguito di studi condotti in Argentina, tesi a ridurre le due maggiori problematiche: l’elevato tasso di umidità, che incide sulla shelflife del prodotto, e il peso, che grava sui costi di trasporto.

Nel Paese sudamericano, infatti – è notizia di questi giorni – i ricercatori dell’Inta Bariloche hanno comunicato di aver effettuato, con esito positivo, nuovi test di essiccazione del prodotto, somministrandolo poi ad alcune centinaia di pecore come integratore della dieta quotidiana.

Ufficialmente le trebbie sono un “rifiuto organico”, ma dal punto di vista zootecnico sono caratterizzate da un’ottima qualità, con il 19% di proteine ​​e una buona quantità di energia metabolizzabile (2.0 Mcal kgMS-1). L’industria brassicola le produce in grandi quantità, con le suddette peculiarità positive e un aspetto negativo, a cui si accennava in apertura, per fortuna non insormontabile: l’elevata umidità all’origine – pari al 75% – facilmente risolvibile attraverso una buona tecnica di asciugatura.

Si presentano così le trebbie del malto d’orzo dopo la lavorazione della birra, con il 75% di umidità che verrà drasticamente ridotta attraverso l’essiccazione – foto di AIMZ Flourish©

«La bagasse d’orzo della birra», ha sottolineato il Dr. Javier Ferrari dell’Inta-Bariloche, è «una valida alternativa per nutrire il bestiame, una fonte di foraggio secco e pellettizzato dall’alto valore nutritivo e dal basso costo, caratterizzato dall’elevato contenuto di fosforo e di proteine ​​grezze, rispetto ad esempio al fieno di erba medica».

Riferendo sull’esperienza condotta in questa ricerca, il Dr. Ferrari ha dichiarato che «la bagasse viene consumata senza alcun problema dalle pecore, contribuendo a condurle in una condizione corporea molto buona». Secondo il ricercatore, «questo è dovuto al fatto che i sottoprodotti dell’industria della birra sono molto appetibili e ricchi di proteine ​​di buona degradabilità».

Anche la valutazione dei costi di esercizio, che includono l’immagazzinamento e il trasporto, ha avuto un esito positivo, grazie alla rilevante riduzione dei volumi (-30%) e del peso (-75%) – ottenuta attraverso l’essiccazione – che aiuta a ottimizzare l’incidenza sui costi gestionali vivi. La trasformazione in pellets, quando avvenga (non è indispensabile, ndr), aiuta a contenere ulteriormente il volume, a vantaggio ulteriore della movimentazione del materiale.

A detta degli studiosi dell’Inta-Bariloche, le trebbie del malto ad uso alimentare zootecnico sono facilmente elaborabili da qualsiasi birrificio, implicando costi limitati sia per l’attrezzatura (tunnel si essiccazione o forni rotativi) che per il locale di essiccazione e confezionamento.

Conclusa molto positivamente la sperimentazione sull’aspetto nutrizionale del prodotto, gli studiosi dell’ente argentino proseguono ora nella ricerca di essiccatoi che consentano di ottenere trebbie ben asciutte, per testare la somministrazione del prodotto in campo anche a capre, pecore, bovini e cavalli.

Per valutare l’uso della bagasse essiccata come integratore di foraggio, i tecnici dell’Inta-Bariloche hanno effettuato le sperimentazioni in un’azienda nei pressi di Pilcaniyeu, nella provincia di Rio Negro, in Patagonia. L’esperimento è consistito nella lavorazione in loco di circa 4 quintali di bagasse umida, trasformati in 1 quintale di bagasse secca. A ciascuna pecora è stata così somministrata l’integrazione nella misura di mezzo chilogrammo al giorno per animale, per un mese.

26 ottobre 2020

per ulteriori informazioni (in lingua spagnola), clicca qui