Il latte tra poetica e denuncia al festival CinemAmbiente

Una scena di ''Sorgenti del burro'' di Manuele CecconelloC’è ancora la montagna tra i protagonisti della 21ma edizione del Festival CinemAmbiente di Torino, la manifestazione che ha preso il via giovedì scorso e che chiuderà i battenti domani pomeriggio. Superata la boa del ventennale, la rassegna continua a crescere, riconfermando la quantità e la qualità dei contenuti che gli sono attribuiti dalla critica e dal pubblico da diversi anni a questa parte.

Un appuntamento da non mancare, per gli operatori e gli appassionati del buon latte dell’erba e dei suoi derivati, è in programma oggi, in seconda serata, con il documentario “Sorgenti del burro” (ore 22:15, Cinema Massimo 3, durata 40’) di Manuele Cecconello. Un’opera che racconta la quotidianità di un piccolo alpeggio del Piemonte orientale, dove madre e figlia hanno scelto di dedicarsi alla produzione del burro artigianale. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista.

Un mondo eroico da valorizzare
Con questo film Manuele Cecconello prosegue il suo rigoroso percorso artistico che lo ha condotto alla realizzazione di numerosi documentari riconosciuti a livello internazionale, sempre supportato dal fotografo Andrea Taglier. Il tema affrontato dai due è quello della montagna biellese, che è anche in modo paradigmatico la storia di un ambiente alpino dove il rapporto fra natura e tradizione cerca con tenacia di trovare soluzioni di continuità e resistenza.

Chiude su un primo piano di vacca al pascolo il fim ''The Milk System'' di Andreas Pichler, dopo aver denunciato le malefatte delle produzioni intensiveNel lavoro di Cecconello e Taglier (il film, che esordì a Biella in novembre, è in genere accompagnato da una mostra fotografica) non c'è retorica né nell’atteggiamento né negli sguardi che rivolgono ad un mondo fragile, dai grandi valori umani, sociali, ambientali. Emerge la melanconica consapevolezza che Renata e Tiziana, le due donne dell'alpeggio Muanda protagoniste della storia, sono a loro modo eroiche nel saper mantenere abitudini di civiltà antiche e scelte di vita faticose.

A 1.400 metri di altitudine, giorno dopo giorno, madre e figlia si muovono con i loro animali sui pascoli e tra le rocce alpine. Ogni giorno si ripete uguale e diverso rispetto agli altri: la giornata inizia presto, con la raccolta della panna, la pulizia della stalla, la mungitura, la produzione del burro artigianale. Durante il lungo pomeriggio di giugno la figlia pascola gli animali sull’erba alta, la madre lavora il latte e trae il sostentamento della famiglia. Cibo da vendere, cibo di cui nutrirsi, e la giornata che volge al termine con la seconda mungitura, che rappresenta il viatico per il giorno che verrà.

Le “Sorgenti del burro” diventano - nel lavoro di Taglier e Cecconello - un andare alle radici della produzione, verso quel latte che nasce ancora prima in una miscela d’aria frizzante e di cieli tersi, nella luce della montagna, con l'acqua bene primario che scorre, e con l'erba dei pascoli unica fonte di alimentazione per le bestie, e il lavoro costante e quotidiano delle due margare. Una laboriosità carica di sapienza e di saperi, di gesti e di utensili. E di attese con cui madre e figlia condividono, assieme ai loro animali, un mondo fatto di poche parole e di lunghi silenzi, interrotti dal fruscio del vento fra i cespugli, dal suono dei campanacci, dai muggiti.

«Ho girato questo film», sottolinea Cecconello, «per immergermi nel flusso candido del latte. Ho visto sgorgare il lavoro della montagna da mani sicure e senza sosta. Ho atteso il tempo lungo dell’acqua, delle pietre, del pascolo. Mi sono messo in risonanza con l’habitat che mi ha accolto e ne ho restituito la mia impressione. Ho riconosciuto me stesso nei rivoli d’acqua che solcano i pascoli».

L’altra faccia del latte
Purtroppo, come ben si sa, non c'è solo cultura e attaccamento alle tradizioni e ai valori più alti, in questo mondo del latte. Ebbene, la rassegna torinese ha saputo cogliere anche l’altra faccia della medaglia, presentando nei giorni scorsi l’ultima opera del bolzanino Andreas Pichler, intitolata “The Milk System”: un documentario illuminante sulla zootecnia intensiva e le sue aberrazioni.

Una storia lunga 8mila anni - dalla domesticazione animale ai tempi d’oggi - che negli ultimi decenni ha preso una piega aberrante, sotto la spinta di un’industria dei consumi che non conosce freni, neanche di fronte alle drammatiche evidenze di una natura che prima manifesta evidenti cedimenti (animali in sofferenza per le condizioni di vita loro imposte, che non sopravvivono più di 4-5 anni allo sfruttamento industriale) e poi presenta il conto, con prodotti che anziché nutrirci ci fanno ammalare.

Un film però, quello di Pichler, che nel suo finale lascia un messaggio di speranza e un segnale al mondo rurale e a quello dei consumi consapevoli. Un segnale per il nostro futuro, per le sorti dell’umanità e del pianeta in cui viviamo: un’altro latte esiste, un altro latte è possibile, è benefico, e va difeso e diffuso: è il latte dell’erba e della terra. Il latte dei nostri nonni, destinato alla vita dei nostri nipoti.

 

4 giugno 2018

Il trailer del film "The Milk System" è raggiugibile cliccando qui

 

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scritto da Redazione Qualeformaggio.it, giugno 04, 2018
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