Bellagio, “Alpeggio sì, piste da sci no”: i cittadini hanno le idee chiare

Una delle manifestazioni di protesta per salvare il Monte San Primo
Una delle manifestazioni di protesta svoltesi nel 2023 per salvare il Monte San Primo – foto Coordinamento Salviamo il Monte San Primo©

Ci sono il possibile rilancio di un alpeggio e la salvaguardia dei pascoli in quota nell’articolata proposta che il coordinamento civico “Salviamo il Monte San Primo” ha inviato la settimana scorsa alla Comunità Montana del Triangolo Lariano, al Sindaco di Bellagio e agli altri primi cittadini del territorio interessato, per contrastare il dissennato progetto di rilancio di un impianto sciistico dismesso, situato ad una quota di appena 1600 metri, che per funzionare andrebbe alimentato con neve artificiale.

L’iniziativa del coordinamento, che sotto un’unica firma riunisce trentacinque associazioni, rappresenta la fase propositiva finalmente avanzata, dopo mesi di proteste e contestazioni che nell’autunno scorso avevano trovato un’importante cassa di risonanza a livello internazionale, grazie ad articoli pubblicati da testate come The Telegraph e National Geographic.

Nel documento, inviato a sindaci e comunità montana e intitolato “Proposte per un futuro sostenibile del Monte San Primo”, i firmatari auspicano la possibilità di giungere ad un’interlocuzione con gli amministratori locali e con tutti i soggetti, istituzionali e non, interessati al futuro del Monte San Primo, fiduciosi che le loro istanze vengano tenute nella dovuta considerazione prima dell’elaborazione di un nuovo progetto.

Il documento analizza molti aspetti – in primis quelli ambientali, sociali ed economici – che riguardano il territorio del Monte San Primo. Tra questi vengono sottolineati:

– la crisi climatica e le dirette conseguenze sull’innevamento, da cui la richiesta dei firmatari di rinunciare alla realizzazione di nuovi impianti sciistici, “poiché non è ammissibile pensare ad opere, anche di piccole dimensioni, per la produzione di neve artificiale che, oltre a richiedere notevoli investimenti finanziari, comportano notevole consumo di energia e acqua” e la richiesta di “dismissione di tutti gli impianti esistenti con il relativo ripristino ambientale”;

– l’assetto idrogeologico del Monte San Primo (caratterizzato dalla presenza di complessi carsici tra i più rilevanti in Italia), che richiede la massima tutela delle acque, “infatti sversamenti di inquinanti nel sottosuolo del monte verrebbero trasferiti alle sorgenti utilizzate anche per uso potabile; l’aumento delle presenze turistiche potrebbe avere conseguenze sulle acque sotterranee, vista anche la mancanza del servizio di fognatura pubblica nella località San Primo di Bellagio”;

– la tutela e conservazione dei boschi e dei pascoli, che devono essere salvaguardati e valorizzati: “il mantenimento in montagna delle attività agro-silvo-pastorali, rispettose dell’ambiente”, argomentano i firmatari, “oltre a favorire il mantenimento della biodiversità, possono rappresentare – abbinati a forme di turismo sostenibile – la chiave per uno sviluppo duraturo in montagna; il tutto risulterebbe coerente col Piano di Indirizzo Forestale di cui la Comunità Montana Triangolo Lariano si è dotata nel 2023”;

– la possibilità di migliorare l’offerta per l’attività escursionistica: “il Monte San Primo”, sottolineano i proponenti, “è frequentato da escursionisti durante l’intero arco dell’anno ed è attraversato dal Sentiero Italia; da una rete sentieristica di qualità ben tracciata, servita e manutenuta, di cui traggono vantaggio escursionisti, turisti e camminatori, e quindi l’economia del territorio”;

– l’utilizzo di alcuni edifici esistenti nella località San Primo di Bellagio, tra cui “citiamo l’Alpe del Borgo (già ristrutturato nel 2013 con fondi Ue, ma da allora mai utilizzato) che presenta tutte le potenzialità per diventare un’attività di ristoro e punto di sosta adiacente il Sentiero Italia, con la possibilità di far rivivere l’alpeggio”, e “poi l’ex Colonia Bonomelli (abbandonata da decenni, recentemente acquisita dal Comune di Bellagio) per la quale servirebbe una riqualificazione ponderata a causa delle grandi dimensioni, dei costi di ristrutturazione, delle future problematiche gestionali e della sua compatibilità con l’equilibrio ambientale di tutta l’area”;

– penultimo aspetto, quello della mobilità nell’area che, spiegano i proponenti, “oggi è quasi esclusivamente automobilistica con mezzi privati, con conseguente impatto su territorio e qualità dell’aria; occorre invece favorire l’incremento dei servizi di trasporto pubblico ed evitare la realizzazione di nuovi parcheggi con il relativo consumo di suolo; come esempio proponiamo bus navetta nei giorni festivi dalla stazione di Canzo-Asso”;

– “la nostra proposta”, incalzano i firmatari, “già contenuta nelle nostre osservazioni alla variante del Piano di Governo del Territorio di Bellagio, affinché l’area del San Primo venga inserita in un Parco Locale di Interesse Sovracomunale (Plis), proprio in considerazione della sua valenza ambientale, paesaggistica e faunistica”.

“Infine”, concludono i responsabili del coordinamento, “abbiamo ricordato come la salvaguardia dell’autenticità del Monte San Primo può e deve essere una realtà, a patto che si riconosca la sua valenza ambientale e la sua vulnerabilità. In tal senso ogni forma di sviluppo turistico, economico e di incremento delle attività umane deve necessariamente mettere al primo posto la tutela del territorio”.

13 marzo 2024