Spinosa: la Cassazione conferma il sequestro milionario di quote sociali e caseificio

Ispezione dei Carabinieri
foto Arma dei Carabinieri©

Nulla di nuovo nella vertenza giudiziaria che un anno fa investì il Caseificio Spinosa di Cancello ed Arnone e i suoi proprietari, Paolo e Luigi Griffo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso delle parti interessate, confermando il sequestro del nuovo caseificio – finanziato illecitamente, e di fatto mai aperto – e di quattro milioni di quote sociali, in ragione dei finanziamenti Invitalia indebitamente percepiti. Secondo l’accusa, alla base del mancato accoglimento dell’istanza vi è il “fumus” dei reati di falso in atto pubblico per induzione, truffa aggravata ai danni di ente pubblico, violazioni urbanistiche e corruzione.

Le quote erano state poste sotto sequestro nell’ambito delle indagini che coinvolgono l’on. Giovanni Zannini, il consigliere regionale reo di aver esercitato la propria influenza sulle amministrazioni comunali di Cancello ed Arnone e Castello del Matese con la finalità di far ottenere al suddetto caseificio (indebitamente, non avendone esso i requisiti) il rilascio della VIncA (Valutazione di Incidenza Ambientale) essenziale per richiedere i contributi pubblici, erogati da Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa

La vicenda ruota attorno all’ipotesi di reato di truffa, ai sensi dell’articolo 640 bis del codice penale che riguarda la specifica materia delle erogazioni pubbliche ottenute attraverso attività qualificate come truffa aggravata.

Il sequestro era avvenuto a seguito di un’ordinanza cautelativa del giudice per le indagini preliminari, su richiesta dei sostituti procuratori Giacomo Urbani e Gerardina Cozzolino. La Procura della Repubblica sammaritana ha ritenuto che le quote societarie, formalmente nella disponibilità di Giustina Noviello e Teresa Griffo, rispettivamente moglie e figlia di Luigi Griffo, fossero di fatto amministrate dallo stesso Griffo. Secondo l’accusa, i Griffo – a fronte della “cortesia” ricevuta – avrebbero offerto allo Zannini una vacanza di lusso su uno yacht, accusa di fronte alla quale il consigliere regionale ha prodotto una documentazione attestante il pagamento di tale servizio.

Come da prassi, la mancata ammissione del ricorso di dissequestro ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di 3mila euro ciascuno, da versare alla Cassa delle ammende.

30 dicembre 2025