
Se c’è un periodo dell’anno in cui le notizie faticano a raggiungere gli italiani, quello è senza dubbio il Ferragosto, vigilia ed eventuali ponti inclusi. Anche per chi non è in vacanza, le distrazioni non mancano: un salto al mare, una passeggiata in montagna o un barbecue in famiglia hanno il potere di tenerci lontani da quanto accada in Italia o nel mondo, fatta eccezione per pochi titoli da prima pagina che radio e tv ci sbattono in faccia ogni mezz’ora.
E proprio alla vigilia di Ferragosto, pochi giorni fa, ha circolato anche da noi la tragica notizia di un’intossicazione alimentare provocata da formaggi contaminati da listeria, avvenuta in Francia. Ventuno le persone colpite, due i morti.
Ciò che può sorprendere, al di là dei dettagli (circa cinquanta lotti ritirati in tutto il Paese nella grande distribuzione: Carrefour, Leclerc, Intermarché), è la natura dell’azienda produttrice: non un piccolo artigiano, non un’azienda agricola, ma un’industria – la Fromagerie Chavegrand di Maison Feyne, nel dipartimento della Creuse, in Nuova Aquitania – che raccoglie e trasforma il latte, previa pastorizzazione.
Cercando a ritroso notizie sul produttore, si scopre che un’altra contaminazione – con conseguente ritiro – era avvenuta appena due mesi fa. Un aspetto che inevitabilmente innesca più di qualche dubbio sull’efficacia dei controlli dell’azienda ma anche e soprattutto sull’operato della Spf (Santé publique France), l’agenzia nazionale francese per la sanità pubblica.
Le persone colpite dal batterio – riferiscono le cronache – sono 11 donne e 10 uomini, di età comprese tra i 34 e i 95 anni (in prevalenza oltre i 65), tutti con quadri clinici pregressi a rischio: chi per un tumore, chi per il diabete o per altre patologie croniche.
A seguito della vicenda, Carrefour Italia ha operato il richiamo – per “rischio microbiologico: possibile presenza di Listeria monocytogenes” – di tre formaggi prodotti dalla Chavegrand e distribuiti nel nostro Paese, tra cui il Buche Chevre La Belle du Bocage. L’azienda precisa che “le persone che avessero consumato” tale prodotto “e che presentassero febbre, isolata o accompagnata da mal di testa, sono invitate a consultare il proprio medico curante segnalando il consumo. Le donne in gravidanza e le persone immunodepresse e gli anziani devono prestare particolare attenzione a questi sintomi. Per chiarimenti i consumatori possono contattare il numero verde 800 650 650”.
L’intervento di Bassetti, come un disco incantato

In Italia a dare particolare rilievo alla notizia è stata l’agenzia di stampa Adn Kronos, che dopo aver riferito i fatti accaduti (in un primo articolo) ha ben pensato di coinvolgere nei commenti il Prof. Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Policlinico San Martino di Genova (secondo articolo, dopo neanche due ore).
L’infettivologo più noto d’Italia (dai tempi del Covid giornali e televisioni interpellano quasi sempre lui per ogni caso di rilevanza nazionale, dalla Seu alla listeriosi, al botulismo) non ha perso l’occasione per sciorinare il suo sapere e le sue personalissime convinzioni al giornalista che lo ha interpellato, il quale – evidentemente – non ha avuto la lucidità necessaria per informarlo sulla natura dei formaggi incriminati, tutti – lo ribadiamo – prodotti da latte pastorizzato.
“La Listeria monocytogenes”, ha esordito Bassetti, “è una brutta bestia, è un microrganismo che soprattutto negli immunodepressi e fragili può causare dei problemi importanti fino al decesso. Ma può anche dare forme di meningite o di sepsi grave”.
“Quello della listeriosi”, ha proseguito l’infettivologo, “è un problema che conosciamo. Nei formaggi a latte crudo non c’è la pastorizzazione (esserci la pastorizzazione: espressione che denota la scarsa conoscenza delle lavorazioni casearie, ndr) e questo fa rimanere alcuni rischi che possono essere presenti come appunto la listeriosi o anche E.Coli. Ora questo problema va gestito, ma sul tema formaggi a latte crudo andrebbe fatto un ragionamento e cambiare molto”.
“In Francia”, ha concluso Bassetti, ribadendo tal quale ciò che aveva già detto per i casi di Seu (sindrome emolitico uremica) registrati mesi or sono in Trentino e in Liguria, “è vietata la vendita ai bambini, in Italia è stato fatto qualcosa ma andrebbe fatta più informazione e più educazione alimentare. Anche noi in Italia in passato abbiamo avuto un problema con la listeria, è l’estate della sicurezza alimentare pensiamo al botulino e ora alla listeriosi”.
Il recente caso italiano e i tanti dubbi che restano
Peccato davvero che si perdano occasioni su occasioni per fare chiarezza, anche perché meno di un mese fa un altro fatto di cronaca – un richiamo per escherichia coli Stec in un lotto di caciotte di bufala da latte pastorizzato – avrebbe potuto (e dovuto) portare media ed esperti a porre l’accento sulla pericolosità che anche i formaggi sottoposti a trattamento termico comportano.
La cosa che più lascia perplessi, a tre giorni dalla clamorosa gaffe di Bassetti, è che nessuna marcia indietro o precisazione sia stata fatta né dall’infettivologo né da alcuna testata giornalistica italiana. Perché quindi puntare il dito contro i soli produttori a latte crudo? Perché non chiarire che anche chi pastorizza è soggetto a queste problematiche? Perché non cogliere l’occasione per offrire ai consumatori un chiarimento dovuto?
Tutto ciò è davvero frutto della sola distrazione, o forse del caso, della malasorte che si ostina a perseguitare i produttori a latte crudo? O ci sono forse degli interessi in gioco (le industrie spendono budget importanti per fare pubblicità, ndr) che inducono gli editori a non “disturbare” chi li supporta economicamente? I dubbi restano, di domande ce ne sarebbero tante altre da fare, ma siamo certi purtroppo che il muro di omertà – ancora una volta – non verrà neppure scalfito.
18 agosto 2025









