I formaggi grassi? Ci mettono (forse) al riparo dalla demenza

Formaggi
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Che il formaggio sia un importante alimento per la salute umana – fonte di calcio, proteine e vitamine – è cosa nota da tempi immemorabili. Che contenga micronutrienti utili per la nostra salute – Omega 3, Cla, betacarotene e ulteriori vitamine – è stato dimostrato da un’infinità di ricerche scientifiche nelle ultime decine di anni.

Quel che stupisce è che oltre ad offrire benefici ai sistemi immunitario, cardiovascolare e scheletrico – e contro alcune malattie del metabolismo – rappresenti un fattore altamente protettivo per contrastare alcune malattie mentali degenerative, sempre più diffuse nella società moderna e sempre più legate alla senescenza.

A poco più di un mese dal rilascio di un’interessante studio scientifico giapponese inerente il consumo di formaggio e la demenza senile (lo presentammo il 7 novembre scorso), la svedese Lund University giunge ora alle medesime conclusioni, basando il proprio studio su un database di grandi dimensioni, aggiungendo ulteriori e rilevantissime conoscenze sul tema.

Lo studio, intitolato “High-and Low-Fat Dairy Consumption and Long-Term Risk of Dementia” (in italiano: “Consumo di latticini ad alto e basso contenuto di grassi e rischio di demenza a lungo termine”) dimostra che i soggetti che assumono con regolarità formaggi ad alto contenuto di grassi (lo studio riferisce di Cheddar, Brie, Gouda, ma anche di panna intera) hanno probabilità sensibilmente inferiori di sviluppare demenza rispetto a chi ne mangia pochi o nessuno.

A sorprendere in questa ricerca è la base di dati su cui la stessa si fonda: 27.670 gli adulti monitorati – tutti in Svezia – in 25 anni di studio, a partire dal 1991. La loro età media all’inizio della rilevazione dei dati – quando di ogni partecipante vennero registrati abitudini alimentari, dieta degli anni precedenti, modalità di preparazione dei cibi – è pari a 58 anni.

“Preferire i formaggi grassi”

«Per decenni», ha esordito la Prof. Emily Sonestedt, epidemiologa e nutrizionista della Lund University e principale autrice dello studio, «il dibattito tra diete ricche o povere di grassi ha guidato i consigli sulla salute, giungendo talvolta a classificare il formaggio come un alimento malsano, da consumare con moderazione». «Il nostro studio», ha proseguito Sonestedt, «ha dimostrato invece che alcuni formaggi ad alto contenuto di grassi possono effettivamente ridurre il rischio di demenza, mettendo in discussione alcune radicate convinzioni sul rapporto tra grassi e salute del cervello».

Più nel dettaglio, ha spiegato la ricercatrice, «quando abbiamo analizzato i diversi tipi di demenza, abbiamo riscontrato un rischio inferiore del 29% di demenza vascolare tra le persone che mangiavano più formaggi ad alto contenuto di grassi. Abbiamo anche osservato un minor rischio di Alzheimer, ma solo tra chi non portava la variante genetica ApoE e4, che è un fattore di rischio per quella malattia”.

La ricerca ha anche valutato gli effetti del consumo regolare di panna ad alto contenuto di grassi, dimostrando che la sua assunzione quotidiana (20 g/die) è associata a un minor rischio di demenza (-16% rispetto a chi non ne consuma).

Ma non tutti i formaggi e i derivati del latte offrono tali benefici: «Altri latticini e formaggi». ha aggiunto Sonestedt, «incluse le alternative a basso contenuto lipidico non hanno mostrato lo stesso effetto. Non tutti i derivati del latte, quindi, sono uguali quando si parla di salute del cervello».

Le conclusioni dello studio

I ricercatori hanno quindi evidenziato che chi consumi almeno cinquanta grammi di formaggio ad alto contenuto di grassi al giorno – vale a dire circa due fette di Cheddar – ha minori probabilità di sviluppare demenza rispetto a chi ne consuma meno di 15 grammi al giorno. I formaggi ad alto contenuto di grassi sono stati definiti come quelli con oltre il 20% di grassi, mentre la panna ad alto contenuto di grassi ne contiene in genere dal 30% al 40%. Considerando fattori come età, sesso, livello di istruzione e qualità complessiva della dieta, un maggior consumo di formaggio è stato associato a un rischio di demenza inferiore del 13%.

“Risultati da non prendere alla lettera”

Come per tutte le ricerche scientifiche che rivelino vantaggi salutistici certi, sussiste un margine di rischio, ed è che le stesse vengano prese alla lettera e che siano pedissequamente introdotte negli stili di vita della gente. Per far fronte a questa prospettiva, gli esperti  ne hanno commentato lo studio della Lund University si sono prodigati nel puntualizzare che il solo consumare regolarmente formaggi grassi possa tenere lontana la demenza. Sarà necessario quindi mantenere o sposare uno stile di vita adeguato alla ricerca del benessere: che preveda attività fisica, escluda il fumo, riduca il consumo di alcol e adotti una dieta alimentare complessivamente equilibrata.

 «Questa ricerca», ha sottolineato il Dr. Richard Oakley dell’Alzheimer’s Society, «non dimostra che mangiare più formaggi o panna ad alto contenuto di grassi, possa ridurre il rischio di sviluppare la demenza». «Le evidenze», ha aggiunto Oakley, «mostrano che smettere di fumare, mantenersi fisicamente attivi, seguire una dieta sana ed equilibrata, gestire le patologie croniche e bere meno alcol svolgono un ruolo molto più rilevante nella riduzione del rischio di demenza rispetto a concentrarsi su un singolo alimento».

Ad azionare il freno sul rischio dei facili entusiasmi ci ha pensato anche il Prof. Walter Willett, epidemiologo della Harvard University, che – intervistato dalla rete televisiva Cnn, ha commentato dicendo che «questa scoperta sul formaggio è al limite della attendibilità statistica: i ricercatori hanno considerato più alimenti, quindi il risultato potrebbe essere dovuto solo al caso», aggiungendo laconico a chi gli chiedeva un pare più circostanziato che «no, non sarà per questo che ora correrò a comprare un pezzo di formaggio».

30 dicembre 2025