Gli esperti sulla diffusione dell’aviaria in Italia: “C’è il rischio del salto di specie”

Uccelli in volo
foto Pixabay©

Nuovi focolai di influenza aviaria – tutti ad alta patogenicità – si stanno registrando negli allevamenti italiani, principalmente nelle regioni del nord. Ad essi si sono aggiunti diversi casi in Emilia Romagna e più di recente due lunedì scorso, 22 dicembre, in un’azienda di Fonte, in provincia di Treviso e in un pollaio domestico di Agliana, nel pistoiese.

Il Dipartimento di Prevenzione della Usl Toscana Centro ha tempestivamente comunicato di aver preso in carico la problematica, adottando tutte le misure previste dalle indicazioni ministeriali, in collaborazione con gli altri enti preposti.

L’influenza aviaria è una malattia che colpisce principalmente i volatili, sia selvatici che allevati. I casi di trasmissione all’uomo sono molto rari, ma è importante adottare alcuni comportamenti corretti per ridurre ogni possibile rischio per non favorire la sua diffusione.

“Nella vita di tutti i giorni”, lo rammenta una nota stampa della Regione Toscana, “è importante evitare di toccare uccelli selvatici o animali da cortile, soprattutto se trovati morti o in difficoltà, e non raccogliere le carcasse di volatili. In caso di avvistamento, avvisare i servizi veterinari, lavarsi spesso le mani con acqua e sapone, in particolare dopo essere stati in parchi, campagne o aree naturali”.

Chi possiede animali da cortile dovrà limitare il più possibile il contatto tra pollame domestico e uccelli selvatici: evitare l’allevamento all’aperto, utilizzare guanti e calzature dedicate durante la cura degli animali. E in caso di comportamenti anomali degli animali, o di loro morte improvvisa, risulta fondamentale contattare al più presto i servizi veterinari della Asl di zona.

”É buona norma inoltre”, spiega la nota della Regione Toscana, “adottare misure preventive di carattere generale, tra le quali mantenere l’igiene delle mani prima e dopo il contatto con gli animali e i loro ambienti; coprire bocca e naso quando si tossisce o si starnutisce, utilizzo di mascherine in presenza di sintomatologia respiratoria o simil-influenzale, evitando il contatto ravvicinato con persone malate e avendo cura di non toccarsi occhi, naso e bocca”.

Nel caso del trevigiano la Ulss 7 Pedemontana ha prontamente istituito come da procedura un’area sensibile con raggio di dieci chilometri, che interessa parte del Comune di Bassano del Grappa.

L’amministrazione comunale bassanese ha quindi invitato la cittadinanza a rispettare una serie di limitazioni e divieti cautelativi per almeno quindici giorni dal completamento delle operazioni di disinfestazione dell’azienda. Tra di essi il divieto di movimentare avicoli in fiere, mercati, esposizioni o altri raduni zootecnici, la chiusura al coperto di tutto il pollame e di altri volatili precedentemente allevati all’aperto, il monitoraggio negli allevamenti ordinari di tacchini da carne e galline ovaiole mediante tamponi tracheali effettuati sui soggetti deceduti il giorno del campionamento, e una serie di obblighi riguardanti l’invio di pollame al macello. “L’inottemperanza al provvedimento”, ricorda una comunicazione dei locali servizi veterinari, “prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro”.

Il rischio del “salto di specie”

Nel frattempo, mentre l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo aggiorna i dati in tempo reale attraverso il Bollettino epidemiologico nazionale veterinario e l’Efsa (Ente Europeo Sicurezza Alimentare) diffonde i dati che il fenomeno ha assunto a livello sovranazionale, le autorità sanitarie (qui un comunicato del nostro Ministero della Salute, qui un importante articolo dell’Adn Kronos che ha intervistato esperti del Centro di Referenza Nazionale per l’influenza aviaria) parlano senza mezzi termini di “situazione senza precedenti” e “molto preoccupante”, avendo cura di sensibilizzare la popolazione circa le potenzialità del virus in questione. L’H5N1 – questo il ceppo attualmente in circolazione – è infatti in grado di far registrare salti di specie, come avvenuto l’anno scorso negli Stati Uniti: da uccelli a bovini, da bovini a gatti e ad umani.

30 dicembre 2025

Qui le Faq (frequent answers & questions) sull’influenza aviaria messe a punto sull’influenza aviaria dall’Istituto Superiore di Sanità.

Qui infine un prezioso contributo del quotidiano “Sanità Informazione” sul meccanismo del “salto di specie”